MADS: LA RABBIA URBANA IN PIANO SEQUENZA - SPECIALE BUIO
Dopo aver proiettato la scorsa settimana Them (Ils), home invasion del 2006 diretto dalla coppia formata da Xavier Palud e David Moreau, questo lunedì a Buio — la rassegna horror al cinema Europa di Bologna — abbiamo avuto l’occasione di osservare la direzione presa da Moreau quasi vent’anni dopo il suo esordio.
MadS rappresenta il ritorno all’horror del regista francese, che nella sua carriera da solista — dopo la separazione artistica con Xavier Palud — ha realizzato tre lungometraggi: 20 anni di meno (2013) una commedia romantica con protagonista Virginie Efira, e due film d’avventura per ragazzi, Alone (2017) e King - un cucciolo da salvare (2022), che seguiva quella wave dei film francesi con animali in pericolo (da Mia e il leone bianco a Vicky e il suo cucciolo).
Torna all’horror e sembra riprendere in mano la bussola del suo cinema. Con MadS David Moreau rimette in scena la sua incredibile capacità di gestire gli spazi e i movimenti — già apprezzata nel suo esordio — portandola agli estremi attraverso il piano sequenza.
Perché MadS è un virus movie girato con un unico piano sequenza, in cui il tempo del racconto è identico a quello della pellicola, e il trucco del cinema di genere deve passare necessariamente dal mezzo tecnico.
Romain (Milton Riche) la sera del suo compleanno soccorre una donna ferita trovata sul ciglio della strada. Dopo averla portata a casa ed essere entrato in contatto con il suo sangue, il ragazzo vivrà il resto della serata in uno stato confusionale. Presto la notte prenderà una terrificante direzione, tra brutti trip causati dalle sostanze ingerite e una realtà raccapricciante.
MadS rappresenta il ritorno all’horror del regista francese, che nella sua carriera da solista — dopo la separazione artistica con Xavier Palud — ha realizzato tre lungometraggi: 20 anni di meno (2013) una commedia romantica con protagonista Virginie Efira, e due film d’avventura per ragazzi, Alone (2017) e King - un cucciolo da salvare (2022), che seguiva quella wave dei film francesi con animali in pericolo (da Mia e il leone bianco a Vicky e il suo cucciolo).
Torna all’horror e sembra riprendere in mano la bussola del suo cinema. Con MadS David Moreau rimette in scena la sua incredibile capacità di gestire gli spazi e i movimenti — già apprezzata nel suo esordio — portandola agli estremi attraverso il piano sequenza.
Perché MadS è un virus movie girato con un unico piano sequenza, in cui il tempo del racconto è identico a quello della pellicola, e il trucco del cinema di genere deve passare necessariamente dal mezzo tecnico.
Romain (Milton Riche) la sera del suo compleanno soccorre una donna ferita trovata sul ciglio della strada. Dopo averla portata a casa ed essere entrato in contatto con il suo sangue, il ragazzo vivrà il resto della serata in uno stato confusionale. Presto la notte prenderà una terrificante direzione, tra brutti trip causati dalle sostanze ingerite e una realtà raccapricciante.
David Moreau costruisce l’orrore attorno al movimento e non vice versa. È attraverso gli inseguimenti, le corse, gli stalli, gli ascensori bloccati, che il regista aumenta o rallenta il passo del suo film. Dimostrandosi ancora una volta discepolo di REC e della scuola spagnola di Paco Plaza e Juame Balagueró — in realtà Them (Ils) usciva quasi in contemporanea con il capolavoro dei due registi, ma l’influenza data dal film è così impattante che qualcosa nell’aria evidentemente già si respirava — David Moreau racconta la rabbia urbana e giovanile, attraverso una pandemia.
In una Francia fatta di figli privilegiati che passano le loro giornate provando nuove droghe, tra eccessi e sicurezze economiche, il virus (simile a quello della rabbia portato a meraviglia in scena da Danny Boyle con 28 giorni dopo) sembra quasi un’espediente per mostrare la vera faccia di questa generazione.
Il riferimento alle dipendenze — le droghe che portano in altre dimensioni e modificano i comportamenti, ma anche la fisicità dei corpi — è evidente, così come quello alle malattie sessualmente trasmissibili — il sangue e lo scambio corporeo è il tramite fondamentale per il passaggio da un corpo all’altro del virus — con il “tag” tra vari personaggi che si passano il testimone, diventando protagonisti del film e conducendo lo spettatore a un finale quasi romeriano nella sua fatalità politica.
Seguendo le orme del già citato precedentemente REC, ci sarebbero tutte le condizioni per poter ideare qualcosa di mai visto prima, o almeno non a questo livello: una saga cinematografica orrorifica con ogni episodio girato in piano sequenza. Sarebbe un’operazione inedita ed estremamente stimolante, i presupposti per ampliare questo mondo — e questo tipo di unione tra tecnica e horror — di sicuro non mancano.
In una Francia fatta di figli privilegiati che passano le loro giornate provando nuove droghe, tra eccessi e sicurezze economiche, il virus (simile a quello della rabbia portato a meraviglia in scena da Danny Boyle con 28 giorni dopo) sembra quasi un’espediente per mostrare la vera faccia di questa generazione.
Il riferimento alle dipendenze — le droghe che portano in altre dimensioni e modificano i comportamenti, ma anche la fisicità dei corpi — è evidente, così come quello alle malattie sessualmente trasmissibili — il sangue e lo scambio corporeo è il tramite fondamentale per il passaggio da un corpo all’altro del virus — con il “tag” tra vari personaggi che si passano il testimone, diventando protagonisti del film e conducendo lo spettatore a un finale quasi romeriano nella sua fatalità politica.
Seguendo le orme del già citato precedentemente REC, ci sarebbero tutte le condizioni per poter ideare qualcosa di mai visto prima, o almeno non a questo livello: una saga cinematografica orrorifica con ogni episodio girato in piano sequenza. Sarebbe un’operazione inedita ed estremamente stimolante, i presupposti per ampliare questo mondo — e questo tipo di unione tra tecnica e horror — di sicuro non mancano.
Di Saverio Lunare
18/11/2025