MICKEY 17: TECNOLOGIA E FASCISMO: LA CARICATURA DEL REALE
Dopo un successo globale come quello di Parasite, un film raffinato, stratificato ed emblematico per il cinema coreano, Bong Joon-ho torna con Mickey 17 verso una rispettabilissima canonicità, verso un’onorevole voglia di prendere le redini di un progetto più simile ai suoi Snowpiercer, Okija e The Host, tra distopia, fantascienze e, in questo caso, tanta satira sociale.
Mickey 17 (Robert Pattinson) è il diciassettesimo clone di sé stesso, un uomo disposto a morire all'infinito pur di fuggire dalla Terra. Mickey è parte di un sistema che non solo gli consente questa possibilità, ma lo sottopone volontariamente e con cinismo a una serie impressionante di test mortali, poiché è considerato “Il Sacrificabile".
E quale momento storico migliore di questo, in cui la tecnologia è sempre più nelle mani degli estremismi, per riflettere sul rapporto tra scienza e fascismo, sulla disumanizzazione prodotta dalla tecnologia e sul suo sfruttamento a scopi capitalistici a discapito ovviamente, delle fasce sociali più povere?
Bong Joon-ho mette in scena una caricatura del reale, un’iperbole (paurosamente non troppo distante dalla realtà) del potere incarnato da Kenneth Marshall (Mark Ruffalo). Un politico e imprenditore con l’unico obiettivo di piantare la sua bandierina su un pianeta inospitale, non solo per il clima, ma anche e soprattutto per la presenza di creature che lo abitano. Innocue, se lasciate in pace, ma di certo non disposte a farsi sterminare dai primi alieni che cercano di conquistare il loro mondo.
Mickey 17 (Robert Pattinson) è il diciassettesimo clone di sé stesso, un uomo disposto a morire all'infinito pur di fuggire dalla Terra. Mickey è parte di un sistema che non solo gli consente questa possibilità, ma lo sottopone volontariamente e con cinismo a una serie impressionante di test mortali, poiché è considerato “Il Sacrificabile".
E quale momento storico migliore di questo, in cui la tecnologia è sempre più nelle mani degli estremismi, per riflettere sul rapporto tra scienza e fascismo, sulla disumanizzazione prodotta dalla tecnologia e sul suo sfruttamento a scopi capitalistici a discapito ovviamente, delle fasce sociali più povere?
Bong Joon-ho mette in scena una caricatura del reale, un’iperbole (paurosamente non troppo distante dalla realtà) del potere incarnato da Kenneth Marshall (Mark Ruffalo). Un politico e imprenditore con l’unico obiettivo di piantare la sua bandierina su un pianeta inospitale, non solo per il clima, ma anche e soprattutto per la presenza di creature che lo abitano. Innocue, se lasciate in pace, ma di certo non disposte a farsi sterminare dai primi alieni che cercano di conquistare il loro mondo.
Il regista coreano opta per un ritorno a un approccio narrativo più mainstream, senza però celare il suo profondo cinismo nei confronti della natura umana. Il potente, intento a imitare il potere che detiene, nasconde dietro la sua facciata di forza una fragilità interiore e una miseria d'animo. Il povero, invece, è visto come un sacrificabile, facilmente sostituibile da chi lo seguirà senza esitazioni, piegandosi alle leggi di un sistema che riduce ogni individuo a una cosa. Come un oggetto che, una volta rotto, può essere rapidamente rimpiazzato, anche l’essere umano diventa una mera funzione del meccanismo, privo di valore. Il vero eroe del racconto in questo caso è un’eroina: Nasha (Naomi Ackie), colei che non abbassa la testa, ma stringe i denti fino alla fine per avviare una vera e propria rivoluzione.
Mickey 17, rimane sui binari della canonicità narrativa, per concentrarsi su altro. Sulla volontà del regista di esporsi su temi (in gran parte già trattati), ma con un gusto della satira e del grottesco irresistibile. Tra tecnologia e ideologia, tra imperialismo e socialismo, tra corpi sdoppiati che sono nient’altro che il frutto marcio di una società (impossibile non pensare a The Substance).
C’è un tema comune nell’aria: la tecnologia abusata da una società capitalista, i cui prodotti disumani ne rappresentano la più estrema e tragica conseguenza.
Di Simona Rurale
Mickey 17, rimane sui binari della canonicità narrativa, per concentrarsi su altro. Sulla volontà del regista di esporsi su temi (in gran parte già trattati), ma con un gusto della satira e del grottesco irresistibile. Tra tecnologia e ideologia, tra imperialismo e socialismo, tra corpi sdoppiati che sono nient’altro che il frutto marcio di una società (impossibile non pensare a The Substance).
C’è un tema comune nell’aria: la tecnologia abusata da una società capitalista, i cui prodotti disumani ne rappresentano la più estrema e tragica conseguenza.
Di Simona Rurale