MILLENNIUM ACTRESS - LA CHIAVE DEL VIAGGIO DI SATOSHI KON
Il secondo film di Satoshi Kon è arrivato per la prima volta su grande schermo in Italia, in versione 4K restaurata da Anime Factory. Il responso del pubblico a questo nuovo revival dei grandi capolavori dell’animazione giapponese è entusiasmante; dopo i recenti restauri di Perfect Blue e L’uovo dell’angelo di Oshii firmati Lucky Red, anche Millennium Actress ha portato — nei tre giorni di uscita evento — molti spettatori desiderosi di godere dell’esperienza cinematografica (ri)scoprendo uno dei più importanti autori del cinema nipponico.
Millennium Actress è solo il secondo film del regista — che ha avuto una carriera troppo breve, stroncata a soli 46 anni — ma possiede una paradossale forza testamentaria. All’interno di Millennium Actress è presente l’intero significato del cinema di Kon e sembra essere un prosieguo diretto del suo esordio Perfect Blue. Dall’idol alla giovane attrice cinematografica, confondendo memoria, sogni, realtà, allucinazioni e donando al cinema il ruolo di mezzo onirico.
La storia del Giappone diventa protagonista di Millennium Actress, attraverso i ricordi — confusi, modificati e filtrati — di Chiyoko, star del cinema nipponico che si confida a Genya, regista desideroso di realizzare un grande documentario sulla sua esistenza.
Millennium Actress è solo il secondo film del regista — che ha avuto una carriera troppo breve, stroncata a soli 46 anni — ma possiede una paradossale forza testamentaria. All’interno di Millennium Actress è presente l’intero significato del cinema di Kon e sembra essere un prosieguo diretto del suo esordio Perfect Blue. Dall’idol alla giovane attrice cinematografica, confondendo memoria, sogni, realtà, allucinazioni e donando al cinema il ruolo di mezzo onirico.
La storia del Giappone diventa protagonista di Millennium Actress, attraverso i ricordi — confusi, modificati e filtrati — di Chiyoko, star del cinema nipponico che si confida a Genya, regista desideroso di realizzare un grande documentario sulla sua esistenza.
Ed è così che inizia un viaggio nella memoria e nel passato, dal 1930 — anno in cui l’attrice è entrata a far parte dell’industria — al 1960, che coincide con la scelta di Chiyoko di ritirarsi dalle scene. Ma la sua vita non è stata solo cinema, perché per tutta la sua esistenza la donna ha cercato un uomo conosciuto in gioventù, un artista rivoluzionario che le ha affidato una chiave.
Il senso della propria vita è la vita stessa, è aver compiuto un viaggio — nonostante la meta non sia mai stata raggiunta — e aver lasciato qualcosa all’interno del vissuto di qualcun altro. Sembra essere questo il messaggio di Kon, il tutto attraverso una maturità espressiva sorprendente per un’opera seconda, in cui non viene messo da parte nessun dettaglio visivo, senza mai che un disegno valga meno di quello successivo o precedente.
Il recente Resurrection di Bi Gan — con il suo viaggio all’interno dei generi del cinema, nel corso del secolo breve — è fortemente debitore dell’opera di Satoshi Kon, come lo è tanto cinema — anche occidentale — che in Kon, nelle sue idee visive e narrative, ha trovato un punto di riferimento.
Il senso della propria vita è la vita stessa, è aver compiuto un viaggio — nonostante la meta non sia mai stata raggiunta — e aver lasciato qualcosa all’interno del vissuto di qualcun altro. Sembra essere questo il messaggio di Kon, il tutto attraverso una maturità espressiva sorprendente per un’opera seconda, in cui non viene messo da parte nessun dettaglio visivo, senza mai che un disegno valga meno di quello successivo o precedente.
Il recente Resurrection di Bi Gan — con il suo viaggio all’interno dei generi del cinema, nel corso del secolo breve — è fortemente debitore dell’opera di Satoshi Kon, come lo è tanto cinema — anche occidentale — che in Kon, nelle sue idee visive e narrative, ha trovato un punto di riferimento.
Di Saverio Lunare
14/05/2026