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MIROIRS NO. 3

RECENSIONE

MIROIRS NO. 3 - CHRISTIAN PETZOLD E L'AMMALIANTE CINEMA DEL REALE-FANTASTICO

​I film di Christian Petzold lavorano dentro lo spettatore senza alcun bisogno di esibire una sfacciata forza visiva o narrativa. Il regista tedesco ha raggiunto un livello di asciuttezza cinematografica raro nel panorama contemporaneo, in cui tutti devono mostrare i muscoli e la tecnica, e l’artificiale pomposità è diventata un punto di forza pseudo stilistico.

Nel cinema di Petzold nulla è esibito; partendo dalla costruzione narrativa dei suoi film, che respirano l’aria del noir — la femme fatale non manca quasi mai — ma con incursioni di elementi fantastici che si insinuano sotto pelle, lavorando di nascosto e formando un cortocircuito che è il segreto del cinema di questo straordinario regista.

Da Nina Hoss a Paula Beer: due attrici che condividono il fascino magnetico di un volto imperscrutabile e di un sorriso dai molteplici e ambigui significati (noir per l’appunto); le protagoniste dei film di Petzold sono creature fantastiche che hanno una forte connessione con la realtà, sia quando le sue pellicole sono ambientate nel passato e comunicano con la Storia (La scelta di Barbara, Il segreto del suo volto, La donna dello scrittore) e nei racconti contemporanei (Undine, Il cielo brucia).
Foto
​La Laura interpretata da Paula Beer in Miroirs no. 3 percorre perfettamente questa traiettoria, incrociando nella sua strada un altro personaggio che sembra essere connesso al fantastico, Betty (Barbara Auer). Basta uno scambio di sguardi tra le due in una delle sequenze iniziali per raccontarci l’intero film, per mettere in evidenza — con una classe da maestria — il tema del doppio e dello specchio, il desiderio reciproco di trovarsi e di sopperire a delle rispettive mancanze.

Non serve molto — come sempre — a Christian Petzold per realizzare il suo ultimo film: una casa delocalizzata dal centro urbano, quattro personaggi protagonisti, dei lunghi rettilinei da percorrere; e infine il protagonista assoluto: il mistero, quello di desideri che non si possono rivelare, di avvenimenti passati mai raccontati e di quegli sguardi che sembrano annunciare e prevedere ciò che accadrà. Come se quelle direzioni apparentemente casuali del destino fossero, in realtà, preventivate da qualcuno, ma non da un potere divino, quanto dalla forza — quasi stregonesca — del desiderio.

Paula Beer ricorda la Irène Jacob di kieslowskiana memoria, e sono pochi i cineasti contemporanei che possono essere associati al regista polacco e ad Alfred Hitchcock; Christian Petzold è tra questi.
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Di Saverio Lunare
28/02/2026

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