NO OTHER CHOICE - QUANTA VIOLENZA OCCORRE PER RAGGIUNGERE LA BELLEZZA? - SPECIALE VENEZIA 82
Quanta violenza occorre per raggiungere la bellezza? Quanta ferocia bisogna infliggere al tronco di un bonsai per piegarlo al nostro volere? Quanta fatica dobbiamo fare per ottenere quel che desideriamo?
No Other Choice è il nuovo film di Park Chan-wook, un racconto in cui non esiste alternativa alla via della forza, in un mondo dove il sistema stesso è più duro e più crudele di chiunque lo sfidi. Per You Man-su (Lee Byung-hun) non c’è altra possibilità se non quella di abbattere ogni ostacolo dopo il licenziamento, quando l’unica cosa che lo definiva viene meno. E così, per ritrovare se stesso, non resta che estirpare chiunque intralci il cammino e finire forse un po’ più marci di come si è iniziati. Il nuovo film di Park Chan-wook è un feroce, delirante e amarissimo ritratto di una guerra di classe che (dopo Parasite di Bong Joon Ho) si compie all’interno della classe stessa, in cui il nemico diventa il tuo compagno, il tuo collega o il tuo amico più stretto.
No Other Choice è il nuovo film di Park Chan-wook, un racconto in cui non esiste alternativa alla via della forza, in un mondo dove il sistema stesso è più duro e più crudele di chiunque lo sfidi. Per You Man-su (Lee Byung-hun) non c’è altra possibilità se non quella di abbattere ogni ostacolo dopo il licenziamento, quando l’unica cosa che lo definiva viene meno. E così, per ritrovare se stesso, non resta che estirpare chiunque intralci il cammino e finire forse un po’ più marci di come si è iniziati. Il nuovo film di Park Chan-wook è un feroce, delirante e amarissimo ritratto di una guerra di classe che (dopo Parasite di Bong Joon Ho) si compie all’interno della classe stessa, in cui il nemico diventa il tuo compagno, il tuo collega o il tuo amico più stretto.
La vendetta, tema ricorrente nel cinema del regista coreano, qui assume una forma inedita: non segue il torto, ma lo precede, colpendo prima ancora che il problema si manifesti. È una violenza insieme premeditata e leggera, quasi giocosa nella sua casualità, accompagnata da musiche assordanti e da esplosioni di caos. Poi, all’improvviso, si fa brutale: cruda, splatter, feroce, al limite dell’insostenibile.
Come sempre nei film di Park il racconto procede attraverso l’associazione delle immagini e la potenza del visivo: un giardino rigoglioso che lentamente si spoglia delle sue foglie, l’interesse per la manualità che si riduce al semplice premere tasti su un monitor, una foresta privata dei suoi alberi uno dopo l’altro.
È un modo più efficace per mostrare la violenza dell’uomo in un mondo in cui l’umanità si ritrae poco a poco, fino a dissolversi, ma in fondo non c’era davvero un’altra possibilità.
Come sempre nei film di Park il racconto procede attraverso l’associazione delle immagini e la potenza del visivo: un giardino rigoglioso che lentamente si spoglia delle sue foglie, l’interesse per la manualità che si riduce al semplice premere tasti su un monitor, una foresta privata dei suoi alberi uno dopo l’altro.
È un modo più efficace per mostrare la violenza dell’uomo in un mondo in cui l’umanità si ritrae poco a poco, fino a dissolversi, ma in fondo non c’era davvero un’altra possibilità.
Di Simona Rurale
31/08/2025