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NOUVELLE VAGUE

RECENSIONE

NOUVELLE VAGUE - IL MODO MIGLIORE PER CELEBRARE UN FILM ​È FARNE UNO

​Un americano ha fatto un film sulla Nouvelle Vague e sulla realizzazione di Fino all’ultimo respiro, l’esordio alla regia di Jean-Luc Godard; e non poteva scegliere modo migliore per omaggiarlo.

Perché Richard Linklater alla regia e le francesi Michèle Halberstadt e Laetitia Masson alla sceneggiatura hanno capito che per celebrare il rivoluzionario movimento cinematografico francese non era necessario replicarlo negli stilemi narrativi, ciò che andava fatto era far respirare l’aria francese del passaggio tra gli anni ‘50 e i ‘60 allo spettatore contemporaneo; l’aria della nuova onda o, citando il Godard interpretato da Guillaume Marbeck, di un mare intero.

Non si scimmiotta la Nouvelle Vague; la si celebra nella messa in scena, ma attraverso la classicità narrativa. Nouvelle Vague di Richard Linklater è un film su qualcuno che sfida il pensiero comune, su una persona che ha deciso di fare le cose in maniera diversa, andando contro l’élite, sbattendo contro i consigli della gente e le indicazioni di chi ha sempre fatto le cose a modo. È la storia di un underdog che ce l'ha fatta, ha realizzato uno dei film più importanti della storia del cinema e lo ha fatto come voleva lui, rivoluzionando il modo in cui si può dirigere una pellicola.
Foto
​Una delle scelte vincenti per far rivivere la Francia cinematografica di quegli anni è quella di affidarsi a volti sconosciuti per interpretare i grandi personaggi, troppo ingombranti per delle star; ad eccezione della Jean Seberg interpretata da Zoey Dutch (non a caso l’unica americana presente nel film). Guillaume Marbeck è Jean-Luc Godard, gli esordienti Adrien Rouyard e Aubry Dullin interpretano rispettivamente François Truffaut e Jean-Paul Belmondo; e ancora Antoine Besson nel ruolo di Claude Chabrol, Jodie Ruth-Forest in quello di Suzanne Schiffman e Jonas Marmy è Jacques Rivette. Lo spettatore così è completamente dentro il film, è immerso nella realizzazione di Fino all’ultimo respiro senza farsi distrarre dal peso dell’attore che sta osservando.

Serviva Richard Linklater per realizzare un film sulla gioia di fare cinema, lui che attraverso le sue pellicole — anche quelle più fataliste e pessimiste — questa gioia l’ha sempre trasmessa.

Quando parlando di un regista del passato, che ha esordito nel 1960, si riesce a comunicare soprattutto ai nuovi cineasti del futuro, e a chi è convinto che il cinema e l’arte non possano essere divertimento e felicità, pensiero in linea con la retorica del dolore tanto in voga nel contemporaneo; allora significa che è stata scelta la direzione migliore per poter omaggiare Jean-Luc Godard, Fino all’ultimo respiro e la Nouvelle Vague.
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Di Saverio Lunare
06/03/2026

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