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ODDITY

RASSEGNA BUIO

ODDITY - A SCUOLA DI JUMP SCARE

Quando il cinema indipendente incontra un regista con idee e capacità registiche non banali, il risultato non può che essere qualcosa di interessante. Oddity, girato con un budget ridicolo rispetto alle produzioni horror attuali, e con un incasso di oltre un milione e mezzo in tutto il Mondo (ha avuto un exploit soprattutto negli USA e Canada), è uno dei casi cinematografici dell’anno.
Damian Mc Carthy, alla sua seconda regia, capisce che con dei costi così risicati di produzione, è costretto a estrapolare da ogni singolo oggetto messo in scena qualcosa. Lo fa attraverso il personaggio di una medium (Carolyn Bracken) capace di vedere i ricordi e gli avvenimenti passati di una persona toccando i propri effetti personali. Mc Carthy utilizza questo stratagemma per raccontare avvenimenti e far scoprire allo spettatore lentamente lo svolgersi drammaturgico.

La medium è la sorella di Dani, giovane donna e moglie di un medico psichiatrico, uccisa da un misterioso uomo. La medium non convinta che l’omicida sia un ex paziente del medico decide di utilizzare i propri poteri sovrannaturali per scoprire la verità e farsi vendetta, sfruttando un vecchio cimelio di famiglia dall’aspetto inquietante.
Non soltanto un affascinante atmosfera e un centratissimo utilizzo degli oggetti di scena, Oddity sorprende anche per una struttura non convenzionale per i classici revenge movie, nei quali solitamente si ha un andamento narrativo molto lineare con la vittima “sfregiata” nella prima parte e una vendetta progressiva nella seconda. Nel film di Mc Carthy viene ribaltata la struttura narrativa, svelando pezzo dopo pezzo gli avvenimenti e confondendo lo spettatore sulle reali intenzioni iniziali di Darcy (medium e sorella di Dani).
Picture
Atmosfera, citata precedentemente, perché è la vera colonna portante dell’intera pellicola, in cui l’utilizzo dei jump scare non è mai casuale o fine a se stesso; anzi, è presente una teorizzazione sullo spavento e sulle immagini, utilizzando l’aspettativa della paura dello spettatore e ribaltandola per giocare registicamente con essa.

Il film irlandese si rivela essere un puro, reale e anche imperfetto (alcune situazioni narrative potevano essere più accurate e meno abbozzate) horror indie; ricco di idee originali pur rifacendosi alla cultura orrorifica folkloristica (soprattutto quella ebraica) e ad alcuni stilemi del cinema horror passato (dal pioneristico Il Golem del 1915 arrivando a Hereditary del 2018). Oddity rivela il talento indipendente di Damian Mc Carthy, un regista da tenere d’occhio nel panorama orrorifico europeo.

​Di Saverio Lunare

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