ODDITY - A SCUOLA DI JUMP SCARE
Quando il cinema indipendente incontra un regista con idee e capacità registiche non banali, il risultato non può che essere qualcosa di interessante. Oddity, girato con un budget ridicolo rispetto alle produzioni horror attuali, e con un incasso di oltre un milione e mezzo in tutto il Mondo (ha avuto un exploit soprattutto negli USA e Canada), è uno dei casi cinematografici dell’anno.
Damian Mc Carthy, alla sua seconda regia, capisce che con dei costi così risicati di produzione, è costretto a estrapolare da ogni singolo oggetto messo in scena qualcosa. Lo fa attraverso il personaggio di una medium (Carolyn Bracken) capace di vedere i ricordi e gli avvenimenti passati di una persona toccando i propri effetti personali. Mc Carthy utilizza questo stratagemma per raccontare avvenimenti e far scoprire allo spettatore lentamente lo svolgersi drammaturgico.
La medium è la sorella di Dani, giovane donna e moglie di un medico psichiatrico, uccisa da un misterioso uomo. La medium non convinta che l’omicida sia un ex paziente del medico decide di utilizzare i propri poteri sovrannaturali per scoprire la verità e farsi vendetta, sfruttando un vecchio cimelio di famiglia dall’aspetto inquietante.
Non soltanto un affascinante atmosfera e un centratissimo utilizzo degli oggetti di scena, Oddity sorprende anche per una struttura non convenzionale per i classici revenge movie, nei quali solitamente si ha un andamento narrativo molto lineare con la vittima “sfregiata” nella prima parte e una vendetta progressiva nella seconda. Nel film di Mc Carthy viene ribaltata la struttura narrativa, svelando pezzo dopo pezzo gli avvenimenti e confondendo lo spettatore sulle reali intenzioni iniziali di Darcy (medium e sorella di Dani).
Damian Mc Carthy, alla sua seconda regia, capisce che con dei costi così risicati di produzione, è costretto a estrapolare da ogni singolo oggetto messo in scena qualcosa. Lo fa attraverso il personaggio di una medium (Carolyn Bracken) capace di vedere i ricordi e gli avvenimenti passati di una persona toccando i propri effetti personali. Mc Carthy utilizza questo stratagemma per raccontare avvenimenti e far scoprire allo spettatore lentamente lo svolgersi drammaturgico.
La medium è la sorella di Dani, giovane donna e moglie di un medico psichiatrico, uccisa da un misterioso uomo. La medium non convinta che l’omicida sia un ex paziente del medico decide di utilizzare i propri poteri sovrannaturali per scoprire la verità e farsi vendetta, sfruttando un vecchio cimelio di famiglia dall’aspetto inquietante.
Non soltanto un affascinante atmosfera e un centratissimo utilizzo degli oggetti di scena, Oddity sorprende anche per una struttura non convenzionale per i classici revenge movie, nei quali solitamente si ha un andamento narrativo molto lineare con la vittima “sfregiata” nella prima parte e una vendetta progressiva nella seconda. Nel film di Mc Carthy viene ribaltata la struttura narrativa, svelando pezzo dopo pezzo gli avvenimenti e confondendo lo spettatore sulle reali intenzioni iniziali di Darcy (medium e sorella di Dani).
Atmosfera, citata precedentemente, perché è la vera colonna portante dell’intera pellicola, in cui l’utilizzo dei jump scare non è mai casuale o fine a se stesso; anzi, è presente una teorizzazione sullo spavento e sulle immagini, utilizzando l’aspettativa della paura dello spettatore e ribaltandola per giocare registicamente con essa.
Il film irlandese si rivela essere un puro, reale e anche imperfetto (alcune situazioni narrative potevano essere più accurate e meno abbozzate) horror indie; ricco di idee originali pur rifacendosi alla cultura orrorifica folkloristica (soprattutto quella ebraica) e ad alcuni stilemi del cinema horror passato (dal pioneristico Il Golem del 1915 arrivando a Hereditary del 2018). Oddity rivela il talento indipendente di Damian Mc Carthy, un regista da tenere d’occhio nel panorama orrorifico europeo.
Di Saverio Lunare
Il film irlandese si rivela essere un puro, reale e anche imperfetto (alcune situazioni narrative potevano essere più accurate e meno abbozzate) horror indie; ricco di idee originali pur rifacendosi alla cultura orrorifica folkloristica (soprattutto quella ebraica) e ad alcuni stilemi del cinema horror passato (dal pioneristico Il Golem del 1915 arrivando a Hereditary del 2018). Oddity rivela il talento indipendente di Damian Mc Carthy, un regista da tenere d’occhio nel panorama orrorifico europeo.
Di Saverio Lunare