ORSI D'ORO MEMORABILI - SPECIALE - BERLINALE
Inaugurata il 15 febbraio, la 74ª edizione del Festival del cinema di Berlino si prospetta ricca di opere affascinanti. Dai film prodotti dall’A24: A Different Man di Aaron Schimberg e Love Lies Bleeding diretto da Rose Glass, che dopo la prima al Sundance Film Festival approderanno nella capitale tedesca, passando per il ritorno di un grande regista: Olivier Assayas con il suo Hors du temps, arrivando all’esordio da regista di Margherita Vicario con Gloria!, che vedremo nelle sale italiane l’undici aprile.
Il 25 febbraio, la giuria capitanata dall’attrice Lupita Nyong’o decreterà il film vincitore dell’Orso d’oro, il premio maggiore della kermesse berlinese.
Abbiamo selezionato otto, rappresentativi, film che si sono aggiudicati l’Orso d’oro nel corso di questi settantaquattro anni di Festival. Premi che hanno lanciato le carriere di futuri geniali cineasti, o che hanno confermato la grandezza di fondamentali registi già acclamati.
Questo è lo speciale firmato Addiction Cinema sul Festival del cinema di Berlino:
Il 25 febbraio, la giuria capitanata dall’attrice Lupita Nyong’o decreterà il film vincitore dell’Orso d’oro, il premio maggiore della kermesse berlinese.
Abbiamo selezionato otto, rappresentativi, film che si sono aggiudicati l’Orso d’oro nel corso di questi settantaquattro anni di Festival. Premi che hanno lanciato le carriere di futuri geniali cineasti, o che hanno confermato la grandezza di fondamentali registi già acclamati.
Questo è lo speciale firmato Addiction Cinema sul Festival del cinema di Berlino:
IL POSTO DELLE FRAGOLE (1958) di ingmar bergman
Nel 1958 vince l’Orso d’oro al Festival del cinema di Berlino il film grazie al quale Bergman si impone in un contesto internazionale. Ne Il posto delle fragole il regista si ritrova a fare un bilancio della sua esistenza attraverso il personaggio protagonista: un anziano dottore che ripercorre il suo passato attraverso un viaggio fatto di sogni e ricordi, in cui si mescolano realtà, fantasie e angosce del presente mentre si va incontro alla morte.
Sarà Frank Capra il presidente di giuria che quell’anno consegnerà l’Orso d’oro a quello che sarà soltanto uno dei tanti capolavori del regista svedese, d’altronde non c’è da stupirsi che il regista Stanley Kubrick, qualche anno dopo nel 1963, rivelerà che si tratta di uno dei suoi film preferiti.
Sarà Frank Capra il presidente di giuria che quell’anno consegnerà l’Orso d’oro a quello che sarà soltanto uno dei tanti capolavori del regista svedese, d’altronde non c’è da stupirsi che il regista Stanley Kubrick, qualche anno dopo nel 1963, rivelerà che si tratta di uno dei suoi film preferiti.
LA NOTTE (1961) DI MICHELANGELO ANTONIONI
L’edizione del 1961 fu segnata da una volontà di competere con le altri grandi rassegne d’Europa che stavano sempre più prendendo una direzione autoriale. Le retrospettive infatti, furono dedicate a registi come Richard Oswald, Billy Wilder e Akira Kurosawa. Su L'assassino di Elio Petri, La donna è donna di Jean-Luc Godard e I cattivi dormono in pace di Akira Kurosawa, trionfò La Notte di Michelangelo Antonioni, il secondo capitolo della Trilogia dell’incomunicabilità.
Il film è fortemente legato al periodo storico del boom economico ed alla classe borghese dell’epoca. Antonioni descrive le vicende di una coppia infelice, che diviene metafora di un’alienazione sociale radicata nell’età moderna.
Il film è fortemente legato al periodo storico del boom economico ed alla classe borghese dell’epoca. Antonioni descrive le vicende di una coppia infelice, che diviene metafora di un’alienazione sociale radicata nell’età moderna.
Veronika Voss (1982) di Rainer Werner Fassbinder
Ad aggiudicarsi la 32ª edizione del Festival è il grande Rainer Werner Fassbinder, con il suo Veronika Voss. Un’opera sul sistema spettacolo, su quanto questo sia labile, e su quanto la manipolazione nei confronti di persone fragili sia la base di un’industria pronta a divorare i più deboli. Veronika Voss (interpretata da Rosel Zech) è caduta in un baratro fatto da tossicodipendenza e instabilità mentale, ben lontana è la sua splendida carriera da star cinematografica. Ma quando le cose potrebbero cambiare, Veronika capirà di non essere più una donna libera, ormai alla mercé della propria psichiatra.
La giuria capitanata dall’attrice Jean Fontaine assegna l’Orso alla pellicola di Fassbinder, in un concorso in cui, oltre a Veronika Voss, a spiccare è Il marchese del Grillo di Mario Monicelli (Orso d’argento per il miglior regista) e la pellicola di Sydney Pollack: Diritto di cronaca, a cui andrà una menzione speciale.
La giuria capitanata dall’attrice Jean Fontaine assegna l’Orso alla pellicola di Fassbinder, in un concorso in cui, oltre a Veronika Voss, a spiccare è Il marchese del Grillo di Mario Monicelli (Orso d’argento per il miglior regista) e la pellicola di Sydney Pollack: Diritto di cronaca, a cui andrà una menzione speciale.
la sottile linea rossa (1999) di terrence malick
Il film di Terrence Malick impiegò una lavorazione di 10 anni prima vedere la luce e aggiudicarsi l'Orso d'oro nel 1999. Il regista statunitense adatta il romanzo di James Jones del 1962, autore del libro nonché vero reduce della guerra nel Pacifico. Con un cast stellare Malick realizza un’opera epocale, imponente e filosofica che tratta il tema della guerra mettendo in contrasto l’orrore del sangue alla meraviglia del paesaggio.
In 25 anni di carriera sulle spalle realizza solo nel 1999 la terza opera destinata a trionfare alla Berlinale.
In 25 anni di carriera sulle spalle realizza solo nel 1999 la terza opera destinata a trionfare alla Berlinale.
Magnolia (2000) di Paul Thomas Anderson
Il riferimento è certo: Robert Altman. Magnolia di Paul Thomas Anderson è un mosaico americano, varie storie che forse si toccano, o forse no, ma che posseggono lo stesso destino, così come in America Oggi (1993) del grande maestro. Il duemila si apre con la vittoria al Festival del cinema di Berlino del regista californiano, che aveva realizzato soltanto due opere prima di Magnolia, ma che presto si mostrerà come uno dei cineasti più importanti, e davvero capace di descrivere l’America, con tutte le sue ipocrisie e finzioni. Magnolia ha trionfato in un concorso di medio livello, in cui ad emergere, oltre ad Anderson, è il giovane Nuri Bilge Ceylan con il suo Nuvole di maggio e l’esperto Milos Forman con la sua penultima opera Man on the Moon (che si aggiudica l’Orso d’argento per la miglior regia)
LA SPOSA TURCA (2004) di Fatih Akın
Il cinema di Fatih Akin è sempre al servizio degli emarginati, di chi è al confine (sociale e geografico). La sposa turca è l’incontro tra due persone ai limiti, tra due emigrati in Germania che decidono di sposarsi, inizialmente per convenienza, poi chissà… Akin non elemosina mai: duro, sporco, ma anche estremamente dolce, due anime distrutte, disperate e che soltanto con l’aiuto reciproco, il rapporto umano, possono redimersi e iniziare realmente a vivere, respingendo le oppressioni sociali.
Un film dall’animo punk che ha folgorato la giuria presieduta da Frances McDormand, in un’edizione in cui emergono La Samaritana del grande Kim Ki-duk (che si aggiudica l’Orso d’argento per la miglior regia) e una delle opere più discusse e controverse del nostro Matteo Garrone: Primo amore.
Un film dall’animo punk che ha folgorato la giuria presieduta da Frances McDormand, in un’edizione in cui emergono La Samaritana del grande Kim Ki-duk (che si aggiudica l’Orso d’argento per la miglior regia) e una delle opere più discusse e controverse del nostro Matteo Garrone: Primo amore.
Taxi Teheran (2015) di Jafar Panahi
Jafar Panahi ha il divieto di girare film nel proprio paese pervia del precedente arresto nel 2010 dopo essere stato accusato di propaganda contro il governo iraniano. Ma questo non lo ferma e, nel 2015, realizza Taxi Theran: un film girato in completa clandestinità nel Taxi con cui lo stesso Panahi gira per la città. Su di esso saliranno persone comuni, uomini e donne pronti a raccontare il proprio paese, in un film che si trova nel limbo tra documentario e finzione.
Era Darren Aronofsky il presidente di giuria nel 2015, e commentò così l’opera di Panahi: «Le restrizioni sono spesso fonte d'ispirazione per un autore poiché gli permettono di superare se stesso. Ma a volte le restrizioni possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto e spesso annientano l'anima dell'artista. Invece di lasciarsi distruggere la mente e lo spirito e di lasciarsi andare, invece di lasciarsi pervadere dalla collera e dalla frustrazione, Jafar Panahi ha scritto una lettera d'amore al cinema. Il suo film è colmo d'amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico...».
Era Darren Aronofsky il presidente di giuria nel 2015, e commentò così l’opera di Panahi: «Le restrizioni sono spesso fonte d'ispirazione per un autore poiché gli permettono di superare se stesso. Ma a volte le restrizioni possono essere talmente soffocanti da distruggere un progetto e spesso annientano l'anima dell'artista. Invece di lasciarsi distruggere la mente e lo spirito e di lasciarsi andare, invece di lasciarsi pervadere dalla collera e dalla frustrazione, Jafar Panahi ha scritto una lettera d'amore al cinema. Il suo film è colmo d'amore per la sua arte, la sua comunità, il suo paese e il suo pubblico...».
IL MALE NON ESISTE (2020) di Mohammad RasouloF
Il nuovo decennio si apre con la vittoria di Mohammad Rasoulof, il regista iraniano oppresso dal regime, scarcerato un anno fa dopo sei mesi di carcere, e a cui è stata vietata la partecipazione all’ultima edizione del Festival del cinema di Cannes. Il male non esiste è un atto politico, un film sulla pena di morte mostrata da vari punti di vista. Da chi fa il boia di mestiere, e come tale lo vive, con assoluta semplicità, a chi invece impugnerà un’arma pur di non svolgere quel lavoro e chi la pena di morte la vive come una vergogna, come un qualcosa da nascondere ai propri famigliari. In questo sistema ad essere vittima non è soltanto chi è giustiziato, ma anche chi è carnefice, nella pena di morte a perderci è l’essere umano.
Un concorso in cui trionfano due opere italiane: Volevo nascondermi di Giorgio Diritti che si aggiudica l’Orso d’argento per il miglior attore (Elio Germano) e Favolacce diretto dai fratelli D’Innocenzo a cui viene assegnato l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura.
Di Simona Rurale e Saverio Lunare
Un concorso in cui trionfano due opere italiane: Volevo nascondermi di Giorgio Diritti che si aggiudica l’Orso d’argento per il miglior attore (Elio Germano) e Favolacce diretto dai fratelli D’Innocenzo a cui viene assegnato l’Orso d’argento per la miglior sceneggiatura.
Di Simona Rurale e Saverio Lunare