ORWELL 2+2=5 - 1984 È SEMPRE TRA NOI, ESATTAMENTE COME CE LO ASPETTAVAMO -
SPECIALE BIOGRAFILM 2025
Il nuovo documentario di Raoul Peck ibrida più linguaggi dello stile narrativo: dal cine saggio al doc d’inchiesta, passando per il documentario biografico, e lo fa con un’idea precisa: associare le opere orwelliane alla contemporaneità. Quanto lo scrittore sia stata una delle menti più lucide capaci di analizzare i totalitarismi è assodato, la sfida per Peck è quella di raccontare come le opere di Orwell non siano relegate soltanto alla situazione sociale del secolo scorso, ma comprendano anche le dinamiche politiche del XXI secolo, soprattutto in stati in cui l’elezioni avvengono democraticamente.
La voce narrante è quella di Damian Lewis e gli scritti sono interamente di Orwell. Passi estrapolati dai suoi due maggiori capolavori: 1984 e La Fattoria degli Animali ed estratti delle lettere inviate da Orwell negli ultimi anni della sua vita, si associano alle immagini scelte da Peck per analizzare il contemporaneo. Oltre ai documenti audiovisivi d’archivio (a fare da padrone sono i discorsi politici e le immagini dei più efferati conflitti mondiali), Peck si affida anche a tanti estratti da lungometraggi di finzione, scegliendo le opere più leggibili e meno complesse. Per raccontare Orwell mostra clip degli adattamenti orwelliani (da quelli diretti di Michael Radford e Michael Anderson, a quelli ideologici come Brazil di Terry Gilliam), e quando deve associare gli scritti di Orwell sulla guerra civile spagnola a delle immagini di fiction, decide di scegliere il film simbolo che ha raccontato quel periodo storico: Terra e libertà di Ken Loach.
La voce narrante è quella di Damian Lewis e gli scritti sono interamente di Orwell. Passi estrapolati dai suoi due maggiori capolavori: 1984 e La Fattoria degli Animali ed estratti delle lettere inviate da Orwell negli ultimi anni della sua vita, si associano alle immagini scelte da Peck per analizzare il contemporaneo. Oltre ai documenti audiovisivi d’archivio (a fare da padrone sono i discorsi politici e le immagini dei più efferati conflitti mondiali), Peck si affida anche a tanti estratti da lungometraggi di finzione, scegliendo le opere più leggibili e meno complesse. Per raccontare Orwell mostra clip degli adattamenti orwelliani (da quelli diretti di Michael Radford e Michael Anderson, a quelli ideologici come Brazil di Terry Gilliam), e quando deve associare gli scritti di Orwell sulla guerra civile spagnola a delle immagini di fiction, decide di scegliere il film simbolo che ha raccontato quel periodo storico: Terra e libertà di Ken Loach.
Nessuna ricercatezza godardiana (o ghezziana che si voglia) alla base dunque, ma un’estrema leggibilità che accompagna anche la facilità di ciò che Peck racconta. Orwell 2+2=5 dice cose già introiettate nel pensiero comune, come ad esempio il neolinguaggio della psicopolizia di 1984 che viene paragonato al neolinguaggio politico nel suo utilizzo del burocratese e dell’’abbellimento di termini che in realtà rappresentano altro e che possono essere modificati in definizioni molto più reali e crude. Verissimo, ma sicuramente non sconvolgente, ed è un po’ il leitmotiv dell’intero documentario, racconta cose giuste e lo fa bene, linearmente, senza complicare troppo la questione. Ma ciò che racconta è assodato, è noto come i media modifichino una narrazione in base a quale messaggio cercano di inviare (se 2+2 per loro fa 5, cercano di trasmetterti in tutti i modi che fa 5), è uno di quei documentari che racconta ciò che “i convinti” sanno già, ma che non riesce nel suo scopo di sconvolgere e “schiaffeggiare” cinematograficamente parlando chi non lo è.
Il documentario di Raoul Peck è scandito dagli scritti orwelliani, l’aspetto più interessante del film è proprio come il punto di vista del regista venga sostituito da quello di Orwell, come la narrazione venga composta da un insieme dei suoi racconti e dei suoi epistolari e che il compito di Peck sia stato semplicemente quello di vedere Orwell nella società contemporanea. Ma questo compito, ed è facile capire perché, non sembra mai sia stato un compito complesso da realizzare. Che Orwell sia sempre con noi è evidente, forse da un documentario di Raoul Peck ci si aspettava qualcosa di più rispetto ad uno sguardo così facilmente introiettato in chiunque abbia un minimo di lucidità analitica del contemporaneo.
Il documentario di Raoul Peck è scandito dagli scritti orwelliani, l’aspetto più interessante del film è proprio come il punto di vista del regista venga sostituito da quello di Orwell, come la narrazione venga composta da un insieme dei suoi racconti e dei suoi epistolari e che il compito di Peck sia stato semplicemente quello di vedere Orwell nella società contemporanea. Ma questo compito, ed è facile capire perché, non sembra mai sia stato un compito complesso da realizzare. Che Orwell sia sempre con noi è evidente, forse da un documentario di Raoul Peck ci si aspettava qualcosa di più rispetto ad uno sguardo così facilmente introiettato in chiunque abbia un minimo di lucidità analitica del contemporaneo.
Di Saverio Lunare
07/06/2025