PERDIZIONE E INADEGUATEZZA DELLE NUOVE GENERAZIONI NEL CINEMA DI SEAN BAKER
Dopo Quentin Tarantino, è il regista cinefilo per eccellenza, ed è uno dei pochi capaci di saper trasformare questa cinefilia in uno stile personale. Sean Baker non è soltanto uno dei registi più importanti nel panorama indipendente americano, ma è anche una delle figure cinematografiche che maggiormente si sta occupando di rappresentare le nuove generazioni attraverso il ribaltamento del sogno americano. In questo articolo analizzeremo come il regista statunitense abbia messo in scena, nei suoi tre film più recenti, quel sentimento di perdizione tipico delle nuove generazioni americane.
UN SOGNO CHIAMATO FLORIDA - DALLA PARTE OPPOSTA DI DISNEY WORLD
In un precario e fatiscente Motel di Orlando, la giovane Halley (Bria Vinaite) si occupa di sua figlia Moonee (Brooklynn Prince), una vivace e piena di vita bambina, che disturba i nuovi visitatori e fa di tutto pur di comprarsi un gelato da condividere con i suoi migliori amici. Un sogno chiamato Florida (2017) vive della naturalezza dei volti, dei comportamenti e delle azioni dei piccoli abitanti del motel: bambine e bambini spensierati, che non devono giustamente preoccuparsi di nulla se non del loro divertimento. Ma anche gli adulti, chi ha la responsabilità non ha ancora fatto i conti con la propria gioventù, che le è stata sottratta “dalla vita dei grandi”. Perché nel cinema di Sean Baker i ragazzi crescono troppo in fretta, confrontandosi con doveri che non dovrebbero appartenere alla loro fase di crescita e che arrivano a destabilizzare il proprio essere. Una pellicola folgorante, dove brilla un Willem Dafoe eccezionale nel suo far coesistere la responsabilità del proprio ruolo lavorativo ad un animo morbido e sempre al servizio dei bisogni degli altri. L’America di Un sogno chiamato Florida è quella periferica, quella dimenticata da tutti e che pretende nei comportamenti delle nuove generazioni una crescita che va al doppio di quella normale, che anticipa i tempi e che toglie la necessaria spensieratezza dell’essere giovani.
RED ROCKET - L'INCAPACITÀ DI CRESCERE DEGLI ADULTI IN CONTRASTO CON L'IMPOSSIBILITÀ DI SBAGLIARE DELLE NUOVE GENERAZIONI
La parabola di Mickey (Simon Rex) in Red Rocket (2021) è segnata dall’incapacità di essere responsabile. Quando l’uomo ritorna nella sua cittadina natale in Texas dopo un breve successo nel mondo del porno, viene accolto in malo modo, fino a quando non incontra Raylee, per tutti Strawberry (Suzanna Son), una giovane cassiera di un negozio di dolci con aspirazioni che vanno ben oltre quelle del paesino in cui lavora. Mickey vede in lei una futura stella del mondo del cinema per adulti ed è convinto di poter rientrare in auge grazie alla sua intuizione. Red Rocket è il ritratto di un’America finta, fatta di popolarità momentanea capace di portarti in paradiso prima e risputarti all’inferno un attimo dopo, e come In Un sogno chiamato Florida non si ha tempo per per essere ragazzi, per poter crescere e fare le proprie esperienze, in una società che va troppo veloce e che lo sguardo da adolescente persa di Strawberry riesce a descrivere perfettamente. il suo è lo sguardo di una generazione che non ha tempo di sbagliare perché è già proiettata nel “mondo dei grandi.” Un film meraviglioso, passato in sordina, ma che risulta una pellicola molto più stratificata di quanto non sia stata percepita alla sua uscita, fondamentale per inquadrare il percorso di Sean Baker e la sua rappresentazione di una generazione cresciuta troppo in fretta.
ANORA - L'EMBLEMA DELL'INADEGUATEZZA PROVATA DALLA GEN Z
Anora (2024) non è una favola alla Cenerentola, è il riscatto sociale di una ragazza che ha sempre vissuto nel decadimento. Non si tratta tanto di una volontà di vivere da ricchi, quanto piuttosto di un desiderio di trasformare il proprio passato, in un percorso che richiama le parabole dei rapper statunitensi, per esempio, con la loro ostentazione del lusso come mezzo per affermare il proprio successo e dimostrare di “avercela fatta.” Tuttavia, Anora è un film di Sean Baker, e nel suo cinema i giovani protagonisti sono chiamati a confrontarsi con una crescita che non gli appartiene, mai per colpa loro, ma a causa del contesto sociale che li circonda. In questo senso, Anora si fa portavoce della Gen Z, una generazione in cui il sentimento di inadeguatezza è forse il più comune e diffuso. Incarnato perfettamente dalla straordinaria Mickey Madison, questo sentimento, prende vita in una sequenza finale degna della potenza drammatica di un grande regista europeo (qualcosa alla Ceylan o Sorogoyen per intenderci). Ciò che sorprende e che rende Anora un film eccezionale è la capacità di Baker di cambiare registro del film utilizzato un personaggio che fa da ago della bilancia dell’intera pellicola: Igor (Yurij Borisov), è lui a scandire il tempo del film, e a far comprendere allo spettatore chi è Anora, cosa pensa, come e perché si comporta in un certo modo e cosa desidera. Una scrittura raffinatissima per un film tra i più completi di un regista che dimostrato una capacità eccezionale nel mettere in scena e legare le contraddizioni degli Stati Uniti d’America e le difficoltà che le nuove generazioni hanno a rapportarsi in qualsiasi contesto sociale, con la costante sensazione di essere nel posto sbagliato, all’età sbagliata.