POMERIGGI DI SOLITUDINE - L'ESIBIZIONE DELLA MORTE
Quando Andrés è fuori dall’arena i tempi si dilatano in ogni azione che compie: vestirsi, prendere l’ascensore, viaggiare in van, ogni azione è un momento per poter ritardare la possibilità di morire o la certezza di uccidere.
Seguendo il torero Andrés Roca Rey, Albert Serra realizza un documentario che indaga la psicologia del matador soltanto attraverso la sua attività. Isolando Andrés dall’opinione pubblica e dal dilemma etico e morale, Serra mostra la sua ‘solitudine pomeridiana’ all’interno di quell’arena così tanto ‘demodé’ all’occhio comune, ma che instaura nel torero una sensazione che è tipica dell’animo umano: la ricercatezza di un senso della propria vita, di uno scopo all’interno dell’esistenza.
Anche se è dura da ammettere, il film di Albert Serra ci mostra la pericolosa indole del cinema. Perché Pomeriggi di solitudine è la dimostrazione che poche cose sono più cinematografiche di un corpo che sovrasta un altro corpo fino al collasso, fino a che uno dei due non cede. È dai tempi dei romani che lo spettacolo all’interno di un’arena innalza la folla, e l’adrenalina nel vedere un essere umano in bilico tra la vita e la morte spinge il pubblico a incitare, tifare, dimenarsi come bestie alla ricerca di sangue e morte.
Seguendo il torero Andrés Roca Rey, Albert Serra realizza un documentario che indaga la psicologia del matador soltanto attraverso la sua attività. Isolando Andrés dall’opinione pubblica e dal dilemma etico e morale, Serra mostra la sua ‘solitudine pomeridiana’ all’interno di quell’arena così tanto ‘demodé’ all’occhio comune, ma che instaura nel torero una sensazione che è tipica dell’animo umano: la ricercatezza di un senso della propria vita, di uno scopo all’interno dell’esistenza.
Anche se è dura da ammettere, il film di Albert Serra ci mostra la pericolosa indole del cinema. Perché Pomeriggi di solitudine è la dimostrazione che poche cose sono più cinematografiche di un corpo che sovrasta un altro corpo fino al collasso, fino a che uno dei due non cede. È dai tempi dei romani che lo spettacolo all’interno di un’arena innalza la folla, e l’adrenalina nel vedere un essere umano in bilico tra la vita e la morte spinge il pubblico a incitare, tifare, dimenarsi come bestie alla ricerca di sangue e morte.
Attraverso l’eccezionale lavoro sulle immagini, Serra riesce a mostrarci anche il patetico lato dell’esibizione della morte. Quando il toro ormai prossimo a cedere — indifeso nei confronti delle torture ricevute — guarda in macchina con le pupille che abbandonano piano piano le orbite e con la lingua che a fatica riesce a restare all’interno della bocca, sembra rivolgersi direttamente allo spettatore, domandandosi per chi e per cosa stesse tifando. E non sembra essere un caso che la macchina da presa è quasi sempre ad altezza toro durante le esibizioni, e si allontani soltanto nell’ultima sequenza, quando abbandoniamo Andrés uscito per l’ennesima volta trionfatore da un’altra esibizione della morte.
Pomeriggi di solitudine allarga i limiti del visibile cinematografico connettendosi con il senso più ‘pericoloso’ del cinema, riportandolo quasi alle origini dello spettacolo, con quel malato desiderio di prevaricazione che da sempre fa parte dell’indole dell’essere umano, ma che adesso deve, obbligatoriamente, fare i conti con l’altra parte: il protagonista non dev’essere più il domatore, ma il domato.
Pomeriggi di solitudine allarga i limiti del visibile cinematografico connettendosi con il senso più ‘pericoloso’ del cinema, riportandolo quasi alle origini dello spettacolo, con quel malato desiderio di prevaricazione che da sempre fa parte dell’indole dell’essere umano, ma che adesso deve, obbligatoriamente, fare i conti con l’altra parte: il protagonista non dev’essere più il domatore, ma il domato.
Di Saverio Lunare
30/09/2025