PREDATOR: BADLANDS - UNA NUOVA ERA FIRMATA DAN TRAcHtENBERG
Dopo alcuni rilanci falliti negli ultimi 15 anni la saga di Predator è prossima a una svolta. Questo lo si poteva già intuire dal numero di produzioni uscite nel breve periodo che riguardano la creatura creata da Jim e John Thomas nel 1987: 3 film in poco più di 3 anni, a differenza dal resto dei titoli del franchise che sono usciti nell’ arco di più di 30 anni con pause più o meno lunghe tra uno e l’altro.
Le ultime tre opere con protagonista il Predator sono state tutte dirette dal regista Dan Trachtenberg, il quale sembra aver avviato un nuovo preciso corso per una delle saghe più emblematiche degli ultimi 40 anni. In Prey, primo film della nuova gestione Trachtenberg, si possono già trovare piccoli elementi di novità, come l’ambientazione dell’America del 1700 e una protagonista femminile che va in controtendenza rispetto al classico protagonista macho dei film di Predator. Il regista americano, però, cambia poco o nulla della prassi narrativa che da sempre contraddistingue la saga: uno Yakutja arriva sulla Terra pronto a cacciare le creature più pericolose del pianeta ed esporle come trofeo di guerra, mentre un gruppo di umani ne cerca di capire la provenienza e i possibili modo in cui ucciderlo.
Con Predator - Killer dei Killer Trachtenberg (in co-regia con Joshua Wassung) dà il via definitivo all’evoluzione della saga: un film in animazione e a episodi, dove, però, il Predator è ancora una volta fermo al ruolo di classico villain a caccia degli esseri più pericolosi di ogni pianeta. Il regista americano dà prova di essere sempre più a suo agio con la mitologia degli Yakutja e cerca di modellarla nel tentativo di arrivare a qualcosa di inedito per la saga.
Le ultime tre opere con protagonista il Predator sono state tutte dirette dal regista Dan Trachtenberg, il quale sembra aver avviato un nuovo preciso corso per una delle saghe più emblematiche degli ultimi 40 anni. In Prey, primo film della nuova gestione Trachtenberg, si possono già trovare piccoli elementi di novità, come l’ambientazione dell’America del 1700 e una protagonista femminile che va in controtendenza rispetto al classico protagonista macho dei film di Predator. Il regista americano, però, cambia poco o nulla della prassi narrativa che da sempre contraddistingue la saga: uno Yakutja arriva sulla Terra pronto a cacciare le creature più pericolose del pianeta ed esporle come trofeo di guerra, mentre un gruppo di umani ne cerca di capire la provenienza e i possibili modo in cui ucciderlo.
Con Predator - Killer dei Killer Trachtenberg (in co-regia con Joshua Wassung) dà il via definitivo all’evoluzione della saga: un film in animazione e a episodi, dove, però, il Predator è ancora una volta fermo al ruolo di classico villain a caccia degli esseri più pericolosi di ogni pianeta. Il regista americano dà prova di essere sempre più a suo agio con la mitologia degli Yakutja e cerca di modellarla nel tentativo di arrivare a qualcosa di inedito per la saga.
Predator: Badlands è il primo dei 3 film diretti da Trachtenberg ad arrivare al cinema, ciò comporta necessariamente delle esigenze commerciali diverse rispetto ai due film precedenti destinati per il mercato on-demand, come ad esempio il tono, la comicità in stile Marvel/Star Wars, la caratterizzazione a volte grossolana di alcuni personaggi. Il regista americano, che sa adattarsi perfettamente alle esigenze dei film che deve dirigere, è consapevole del rischio in cui potrebbe incorrere la saga nel caso di flop all’ennesimo rilancio, perciò opta per una formula più simile al cinema d’ intrattenimento di successo contemporaneo, senza però mai scadere nel banale o nel già visto.
Dek, un Predator del pianeta Yakutja Prime, è considerato il più debole del suo clan e decide, così, di andare sul pianete Genna per sconfiggere il Kalisk, una delle creature più pericolose e temute da ogni Yakutja, per cercare di convincere il padre Njohrr del suo valore. Oltre al Kalisk, Genna conta alcune delle piante e delle creature più mortali dell’universo: campi di erba fatta di vetro, bisonti ossuti, liane simili a tentacoli pronti a stritolare chiunque si trovi nelle vicinanze,… Dek dovrà, così, cercare di sopravvivere ad ogni insidia che gli si presenterà prima della sfida finale contro il famigerato Kalisk. Nella sua avventura il giovane Yakutja potrà contare sull’ aiuto dell’androide Thia, trovata senza gambe proprio a causa di uno scontro con il Kalisk, e di una piccola creatura dalla forma scimmiesca.
Con Predator: Badlands Trachtenberg amplia ulteriormente il mito di una delle creature cinematografiche più iconiche di sempre. In questa nuovo capitolo lo Yakutja è il vero protagonista, lo spettatore segue le orme del predatore che, però, alternativamente diventa lui stesso preda di qualche essere più mortale di lui. Il world building riservato al pianeta Genna è uno dei più stratificati e visivamente suggestivi degli ultimi anni, nonostante il budget relativamente basso per un blockbuster. Dalla foresta incontaminata fino alle distese deserte di Yakutja Prime Trachtenberg caratterizza ogni piccolo microcosmo, dosando perfettamente gli effetti speciali e non dando mai la sensazione di trovarsi davanti a un green screen totalmente scollegato dai personaggi in scena.
Il regista americano dopo i buoni, ma non incredibili combattimenti del precedente Prey, in Predator: Badlands coreografa le scene d’azione più belle del 2025, a pari merito solo con Havoc di Gareth Evans, originali, mai ripetitive e capaci di sfruttare in ogni dettaglio il mondo fantascientifico che circonda i personaggi.
Predator: Badlands rappresenta un cambiamento importante per la saga, allontanandosi dalle coordinate storiche che hanno fatto la fortuna (iniziale) della saga per abbracciare un modo di fare cinema d’intrattenimento più futuribile e legato alla contemporaneità. Sicuramente Dan Trachtenberg ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei registi più interessanti degli ultimi anni, non legato necessariamente ad un determinato genere o condizionato dai budget dei suoi film, ma capace sempre di girare ottimo cinema.
Dek, un Predator del pianeta Yakutja Prime, è considerato il più debole del suo clan e decide, così, di andare sul pianete Genna per sconfiggere il Kalisk, una delle creature più pericolose e temute da ogni Yakutja, per cercare di convincere il padre Njohrr del suo valore. Oltre al Kalisk, Genna conta alcune delle piante e delle creature più mortali dell’universo: campi di erba fatta di vetro, bisonti ossuti, liane simili a tentacoli pronti a stritolare chiunque si trovi nelle vicinanze,… Dek dovrà, così, cercare di sopravvivere ad ogni insidia che gli si presenterà prima della sfida finale contro il famigerato Kalisk. Nella sua avventura il giovane Yakutja potrà contare sull’ aiuto dell’androide Thia, trovata senza gambe proprio a causa di uno scontro con il Kalisk, e di una piccola creatura dalla forma scimmiesca.
Con Predator: Badlands Trachtenberg amplia ulteriormente il mito di una delle creature cinematografiche più iconiche di sempre. In questa nuovo capitolo lo Yakutja è il vero protagonista, lo spettatore segue le orme del predatore che, però, alternativamente diventa lui stesso preda di qualche essere più mortale di lui. Il world building riservato al pianeta Genna è uno dei più stratificati e visivamente suggestivi degli ultimi anni, nonostante il budget relativamente basso per un blockbuster. Dalla foresta incontaminata fino alle distese deserte di Yakutja Prime Trachtenberg caratterizza ogni piccolo microcosmo, dosando perfettamente gli effetti speciali e non dando mai la sensazione di trovarsi davanti a un green screen totalmente scollegato dai personaggi in scena.
Il regista americano dopo i buoni, ma non incredibili combattimenti del precedente Prey, in Predator: Badlands coreografa le scene d’azione più belle del 2025, a pari merito solo con Havoc di Gareth Evans, originali, mai ripetitive e capaci di sfruttare in ogni dettaglio il mondo fantascientifico che circonda i personaggi.
Predator: Badlands rappresenta un cambiamento importante per la saga, allontanandosi dalle coordinate storiche che hanno fatto la fortuna (iniziale) della saga per abbracciare un modo di fare cinema d’intrattenimento più futuribile e legato alla contemporaneità. Sicuramente Dan Trachtenberg ha dimostrato ancora una volta di essere uno dei registi più interessanti degli ultimi anni, non legato necessariamente ad un determinato genere o condizionato dai budget dei suoi film, ma capace sempre di girare ottimo cinema.
Di Andrea Rossini
10/11/2025