PRESENCE - IL FANTASMA DELLO SGUARDO CINEMATOGRAFICO
Se c’è un regista che continua a sorprenderci, quello è Steven Soderbergh. Soltanto tre mesi fa parlavamo del suo Black Bag, un intrigante spy story psicoanalitica con grandi star — Michael Fassbender e Cate Blanchett come mattatori assoluti — e con presupposti interni al genere strettamente legati all’attualità geopolitica. Oggi invece parliamo di tutt’altro film, realizzato prima di Black Bag — presentato al Sundance nel 2024 — e nella sale italiane dal 24 luglio con Lucky Red.
Come da sempre ci ha abituati, il regista statunitense — tra i più trasformisti nel panorama cinematografico contemporaneo — cambia registro, introducendosi nell’horror ribaltando la canonica definizione di tensione e analizzando, attraverso l’archetipo del fantasma, cosa sia lo sguardo e di conseguenza cosa sia il cinema.
La presenza che sembra abitare nella nuova casa della famiglia Payne, si comporta come una macchina da presa: deve decidere la porzione di spazio che in quel determinato momento merita di essere osservata e quale no, deve prendere una scelta su cosa sia etico “spiare” — e dunque riprendere — e su cosa invece va tenuto nascosto.
Nell’elaborazione del lutto da parte di Chloe (Callina Liang), che di recente ha perso la sua migliora amica, quella presenza diventa un’ancora dove potersi aggrappare e un modo per connettere due differenti dimensioni apparentemente inavvicinabili — e tra le tante definizioni su cos’è il cinema, c’è anche questa, un modo per connettere la realtà all’irreale — E se la realtà è composta da giovani americani sempre più soli e per questo in costante ricerca di illusorie frazioni da sostenere, con la tematica degli incel e dei red pillati presente nella sceneggiatura scritta da David Koepp — che a proposito di trasformisti, soltanto un mese fa usciva il nuovo capitolo di Jurassic World scritto dallo sceneggiatore di Presence — l’irreale è fatto di speranza verso il futuro (eccezionali le musiche di Zack Ryan che accompagnano lo sguardo del fantasma e dunque il nostro con la pacatezza e la dolcezza delle sue note).
Come da sempre ci ha abituati, il regista statunitense — tra i più trasformisti nel panorama cinematografico contemporaneo — cambia registro, introducendosi nell’horror ribaltando la canonica definizione di tensione e analizzando, attraverso l’archetipo del fantasma, cosa sia lo sguardo e di conseguenza cosa sia il cinema.
La presenza che sembra abitare nella nuova casa della famiglia Payne, si comporta come una macchina da presa: deve decidere la porzione di spazio che in quel determinato momento merita di essere osservata e quale no, deve prendere una scelta su cosa sia etico “spiare” — e dunque riprendere — e su cosa invece va tenuto nascosto.
Nell’elaborazione del lutto da parte di Chloe (Callina Liang), che di recente ha perso la sua migliora amica, quella presenza diventa un’ancora dove potersi aggrappare e un modo per connettere due differenti dimensioni apparentemente inavvicinabili — e tra le tante definizioni su cos’è il cinema, c’è anche questa, un modo per connettere la realtà all’irreale — E se la realtà è composta da giovani americani sempre più soli e per questo in costante ricerca di illusorie frazioni da sostenere, con la tematica degli incel e dei red pillati presente nella sceneggiatura scritta da David Koepp — che a proposito di trasformisti, soltanto un mese fa usciva il nuovo capitolo di Jurassic World scritto dallo sceneggiatore di Presence — l’irreale è fatto di speranza verso il futuro (eccezionali le musiche di Zack Ryan che accompagnano lo sguardo del fantasma e dunque il nostro con la pacatezza e la dolcezza delle sue note).
A esaltare ancora di più il lavoro realizzato da Steven Soderbergh, ci pensa il montaggio — realizzato dallo stesso Soderbergh, così come la fotografia — con degli stacchi in nero che creano aspettativa nello spettatore su quale possa essere la prossima immagine e su cosa la presenza (la macchina da presa) ha deciso di porre il suo sguardo. La narrazione si costruisce in base a questa scelta, che lo spettatore non può mai prevedere, ma può soltanto sperare che la prossima immagine, e dunque la prossima scelta, sia quella desiderata.
Ancora una volta, uno spettacolo cinematografico incredibile realizzato dal David Bowie del cinema contemporaneo, che tre mesi fa ci regalava un ottimo intrattenimento all’interno dello spy inglese e adesso ci fa ragionare sull’importanza dello sguardo cinematografico all’interno della nostra società.
Ancora una volta, uno spettacolo cinematografico incredibile realizzato dal David Bowie del cinema contemporaneo, che tre mesi fa ci regalava un ottimo intrattenimento all’interno dello spy inglese e adesso ci fa ragionare sull’importanza dello sguardo cinematografico all’interno della nostra società.
Di Saverio Lunare
25/07/2025