Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

THE ANIMAL KINGDOM

RECENSIONE

THE ANIMAL KINGDOM - SPECIALE BIOGRAFILM 2024

​Il cinema fantastico europeo sembra stia prendendo una direzione ben definita; le opere più interessanti del genere nel vecchio continente sono racconti di formazione che attraverso la metamorfosi del corpo analizzano la crescita adolescenziale.
Lo hanno fatto autori come Julia Ducournau con Raw (2016), Lisa Brühlmann con Blue My Mind (2017), Joachim Trier con il suo Thelma (2017) e Charlotte Le Bon (che è in realtà è franco-canandese) con il più recente di tutti: Falcon Lake (2022).

Thomas Cailley si innesta in questo pregevole filone con il suo The Animal Kingdom, riuscendo allo stesso tempo ad inserire argomenti sociali sull’emarginazione (avvicinandosi allo splendido Border di Ali Abbasi), sulla pandemia e sulle conseguenze delle azioni umane sul pianeta.
Parte dell’umanità sta mutando in ibridi animali, senza una spiegazione scientifica. Il giovane Émile (Paul Kircher) è un ragazzo di 16 anni alle prese con il nuovo mondo. Presto il corpo del ragazzo subirà dei cambiamenti e le sue relazioni sociali ne risentiranno.
​
La grandezza del film di Cailley è la sorprendente capacità che il regista ha di far confluire all’interno della pellicola diversi temi sociali senza mai che l’uno divori l’altro, riuscendo a trovare un equilibrio sorprendente per un film così pregno di tematiche.
Picture
​The Animal Kingdom inizia come un film pandemico (la prima sequenza è riconducibile ad uno zombie movie), prosegue come un coming of age e termina osservando la società e dove l’essere umano è diretto (il cambiamento sarà necessario per sopravvivere nell’ecosistema che abbiamo distrutto); tutto questo lo fa senza mai rinnegare il genere: il monster movie è la base da cui parte la pellicola e Thomas Cailley lo sa benissimo. Grande attenzione all’estetica delle creature, dunque, alla metamorfosi umana-animale, al suono che gli ibridi emettono, a ciò che mangiano, ai loro punti deboli (gli ultrasuoni) e al loro habitat: il mostro è il centro dove orbitano la società, la politica e l’adolescenza.

Una grande produzione (quindici milioni di euro) per una grande opera: il cinema europeo sembra stia dettando una nuova direzione dei coming of age di genere. Gli unici che sembrano non accorgersene siamo noi, brancolando in un piattume produttivo disarmante. Lo hanno fatto i francesi, i danesi, gli svedesi e i franco-canadesi, quando usciremo dal letargo magari possiamo provarci anche noi.

​Di Saverio Lunare

Email

[email protected]