IL GLADIATORE II
Più che con il capitolo precedente, Il gladiatore II va paragonato al Napoleone (2023) di Ridley Scott. Non solo perché è il precedente film del regista e sembra avere molti punti in comune nell’analisi del potere e di come la grande epica storica si rifletta nella società odierna (XX e XXI secolo); ma, anche e soprattutto, perché lo sceneggiatore è lo stesso: David Scarpa con cui Scott ha collaborato per Tutti i soldi del mondo (2017) e per le sue due ultime opere cinematografiche.
Scarpa sembra essere interessato a come la storia sia ciclica e il presente sia una conseguenza dei comportamenti umani di persone incapaci di comandare con diligenza. Lo scrittore sottovaluta l’aspetto epico del racconto, e se in Napoleone la mancanza di questa epicità era giustificata dall’analisi sull’egocentrismo dell’imperatore e sulla sua totale incapacità di rapportarsi al di fuori dell’ambito bellico (lì sì, grande architetto sociale); in Il gladiatore II la mancanza di epica è meno focalizzata.
Nel contesto dell’opera una forza epica maggiore avrebbe giovato non soltanto alla scrittura del film (che di interessante ha sempre il rapporto tra passato e presente, tra ciclicità del potere e situazioni che non cambieranno mai ai vertici), ma anche alla regia di Scott, che non sembra così ispirata. Se in Napoleone le guerre sono tutte ben impresse nella mente dello spettatore (in primis la straordinaria sequenza sui ghiacciai), qui si fa fatica a ricordare un momento iconico del film; se non per la sequenza iniziale, quella sì dalla forte componente epica non solo visiva ma soprattutto mentale: con il giovane Lucio (Paul Mescal) che osserva sua moglie appena trafitta da una freccia portata via dalla morte su una zattera, ovviamente in una visione.
Scarpa sembra essere interessato a come la storia sia ciclica e il presente sia una conseguenza dei comportamenti umani di persone incapaci di comandare con diligenza. Lo scrittore sottovaluta l’aspetto epico del racconto, e se in Napoleone la mancanza di questa epicità era giustificata dall’analisi sull’egocentrismo dell’imperatore e sulla sua totale incapacità di rapportarsi al di fuori dell’ambito bellico (lì sì, grande architetto sociale); in Il gladiatore II la mancanza di epica è meno focalizzata.
Nel contesto dell’opera una forza epica maggiore avrebbe giovato non soltanto alla scrittura del film (che di interessante ha sempre il rapporto tra passato e presente, tra ciclicità del potere e situazioni che non cambieranno mai ai vertici), ma anche alla regia di Scott, che non sembra così ispirata. Se in Napoleone le guerre sono tutte ben impresse nella mente dello spettatore (in primis la straordinaria sequenza sui ghiacciai), qui si fa fatica a ricordare un momento iconico del film; se non per la sequenza iniziale, quella sì dalla forte componente epica non solo visiva ma soprattutto mentale: con il giovane Lucio (Paul Mescal) che osserva sua moglie appena trafitta da una freccia portata via dalla morte su una zattera, ovviamente in una visione.
Per metà della pellicola Lucio è guidato dalla vendetta, ovvero lo stilema più classico di un racconto epico. Ma quando Lucio scoprirà il suo vero sangue: quello di Massimo Decimo Meridio, il film cambierà direzione, concentrandosi più sugli aspetti tanto cari a Scarpa: quelli dell’analisi sul potere, in una presa di coscienza etica che nulla a che fare con il credo sociale di Lucio, quanto più sulla sua eredità da eroe.
Da qui, il reale antagonista sarà Macrino (Denzel Washington), colui che ha acquistato Lucio per farlo combattere nelle arene e che sarà il vero arrivista, pronto a tutto pur di ottenere il potere, fino ad allora nelle mani di due fratelli inetti come Caracalla e Geta, rappresentanti di un vertice negligente, tanto significativo all’epoca, quanto nell’attualità.
Il gladiatore II ha delle soluzioni affascinanti, ma non sono quelle che ci si aspetterebbe abitualmente da pellicole simili. Più che un film sull’Impero Romano (i continui e evidenti anacronismi, tra cui addirittura un murale scritto con la vernice, esplicitano la voluta non accuratezza storica) è un film sugli imperi successivi. Il gladiatore II racconta il Novecento, ed è sia il suo pregio maggiore che il suo più grande difetto, in quanto la mancanza di quella epicità necessaria in un’opera simile può far storcere il naso a chi si aspettava un sequel de Il gladiatore fedele a quello stile cinematografico.
Di Saverio Lunare
Da qui, il reale antagonista sarà Macrino (Denzel Washington), colui che ha acquistato Lucio per farlo combattere nelle arene e che sarà il vero arrivista, pronto a tutto pur di ottenere il potere, fino ad allora nelle mani di due fratelli inetti come Caracalla e Geta, rappresentanti di un vertice negligente, tanto significativo all’epoca, quanto nell’attualità.
Il gladiatore II ha delle soluzioni affascinanti, ma non sono quelle che ci si aspetterebbe abitualmente da pellicole simili. Più che un film sull’Impero Romano (i continui e evidenti anacronismi, tra cui addirittura un murale scritto con la vernice, esplicitano la voluta non accuratezza storica) è un film sugli imperi successivi. Il gladiatore II racconta il Novecento, ed è sia il suo pregio maggiore che il suo più grande difetto, in quanto la mancanza di quella epicità necessaria in un’opera simile può far storcere il naso a chi si aspettava un sequel de Il gladiatore fedele a quello stile cinematografico.
Di Saverio Lunare