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Fatica ad ingranare, ma quando lo fa non smette mai di colpire, per delicatezza e maestria nel mostrare cosa significa non sentirsi nel corpo giusto e come lo sguardo esterno (specialmente di chi ci è vicino) ha un' influenza sulla crescita di chi deve convivere con la disforia di genere.

​È ciò che succede a Lucía (Sofía Otero), nata nel corpo sbagliato, quello di Aitor. Sua madre Ane (Patricia López Arnaiz) non sta vivendo una tranquilla situazione economica e decide di portare per una settimana Lucía, suo fratello e sua sorella, nel villaggio della nonna, per la lavorare nell’atelier di famiglia. Qui, la giovane Lucía troverà il coraggio di esporsi, e finalmente di fare luce su chi è realmente.
Picture
L’esordio di Estibaliz Urresola si basa sul rapporto tra la piccola e la sua famiglia, mai su quello tra Lucía e Aitor, perché nessun legame hanno i due. La giovane regista spagnola fa percepire questo assoluto distacco tra il corpo natio e quello effettivo in maniera brillante, Lucía utilizza il nome transitorio Cocò prima di rivelare come si chiama realmente, e mai il suo essere è riconducibile al genere maschile. Mai, tranne che nel rapporto con gli altri, in primis con la madre Ane, che fa di tutto per far percepire a Lucía che non esistono cose da maschi e cose da femmine, ma in realtà anche lei, in certi momenti, si chiede se ha sbagliato a rapportarsi con lei, dubbi dovuti soprattutto da un continuo rimprovero da parte di sua madre (la nonna di Lucía) e da suo marito Gorka.

A suo agio Lucía sembra sentirsi soltanto con Lourdes (Ane Gabarain), la zia di sua madre, che fin da subito è riuscita ad intercettare i sentimenti e la sensibilità della piccola, rivolgendosi sempre al femminile con lei.

La prima metà della pellicola è la più debole, non entra immediatamente in ciò che Lucía vuole trasmettere agli altri, ma cerca di presentarci il contesto, lo fa attraverso una situazione troppo dispersive e poco centrate. Ma quando il film esplora realmente il legame tra la bambina e la sua famiglia, riesce ad intercettare perfettamente i caratteri, le contraddizioni e ciò che il mondo attorno a Lucía sente, perché ciò che sente lei ci è chiaro da subito, e mai viene messo in dubbio.

È questa la forza di un’opera estremamente delicata, che riesce a non cadere mai in una facile retorica e non cerca mai di colpevolizzare chi non capisce perché Aitor non esiste.


​Di Saverio Lunare

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