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ADAGIO

RECENSIONE

ADAGIO - SPECIALE VENEZIA 80

Il nuovo film di Stefano Sollima inizia esattamente come il grande poliziesco italiano della stagione: L’ultima notte di Amore di Andrea Di Stefano. Una ripresa dall’alto molto lenta che mostra una città nel pieno della notte, in Di Stefano era Milano, qui è Roma. Una Roma che va letteralmente a fuoco causa incendi, una metafora apparentemente semplice ma d’impatto e con una resa visiva tutt’altro che banale.

​Manuel (Gianmarco Franchini) si prende cura di suo padre soprannominato Daytona (Toni Servillo), vecchia figura di punta della vita criminale capitolina, ormai affetto da demenza. Manuel viene ricattato da un poliziotto (Adriano Giannini) che lo invia sotto copertura ad una festa, con lo scopo di incastrare una nota figura politica per consumo di cocaina in compagnia di minori. La missione fallisce e Manuel decide di scappare dalla sua copertura nascondendosi dai poliziotti. Il ragazzo si rivolge a vecchi legami del padre: Pol Niùman (Valerio Mastrandrea) e soprattutto Romeo, soprannominato Il Cammello (Pierfrancesco Favino) con lo scopo di fuggire da un Adriano Giannini disposto a tutto pur di trovare il ragazzo.
Picture
Un poliziesco vecchio stampo quello di Sollima, ma che trova nella classicità il suo punto di forza. Adagio è la decadenza della vecchia guardia; la ricerca di resilienza da parte di alcuni (Romeo); la voglia di scappar dal proprio passato, manipolando chiunque pur di non assumersi le proprie responsabilità da parte di altri (Daytona); e, infine, c’è chi cerca di spremere il più possibile la propria posizione, con lo scopo di guadagnarci ancora qualcosa. (Pol Niùman).

Tre caratteri diversissimi, interpretati da tre grandi attori italiani, che hanno in comune il passato. Passato da cui è impossibile scappare, ma si deve cercare di non farlo rivivere alle nuove generazioni, difendendole anche con il proprio corpo. Nel mentre c’è l’altra faccia della criminalità, quella d’élite, la criminalità della polizia violenta che crede nella giustizia privata ed è disposta a tutto pur di realizzare i propri obiettivi: anche minacciare e sfruttare un ragazzo innocente.

Adagio è un film che lega il passato con il futuro, ma non cerca mai l’accondiscendenza nei confronti dei criminali ormai decrepiti. I loro errori, così come i loro rapporti, non possono essere seppelliti sotto il tempo, influenzano sempre la loro vita, anche per chi cerca di cambiare la propria esistenza.

Il film di Sollima, presentato in concorso all’ottantesima edizione del Festival del cinema di Venezia, non è nulla di nuovo, ma riesce nel suo intento: raccontare una storia di tensione all’interno di una città che deve affrontare ciò che è stato per poter migliorare (o salvare) ciò che verrà.

​Di Saverio Lunare

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