Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

ALIEN: ROMULUS

RECENSIONE

ALIEN: ROMULUS

​Un ritorno alle origini, a quelle atmosfere che hanno reso grande la saga iniziata da Ridley Scott nel 1979 e proseguita da vari registi provenienti da tutto il mondo, da James Cameron e David Fincher, passando per il francese Jean-Pierre Jeunet.
​
Alla regia del nuovo capitolo della saga (che si innesta cronologicamente tra il primo Alien e il secondo) c’è un regista uruguaiano ormai assorbito dall’industria hollywoodiana, messo al timone già in altre operazioni di tentato rilancio di brand cinematografici: La casa (2013) e Millenium - Quello che non uccide (2018). Fede Álvarez sa come si fa, sa come gestire un prodotto simile e mostra la sua capacità registica anche in Alien: Romulus. Tutte le componenti visive e tecniche sono al posto giusto: dalla scenografia alla recitazione, dagli effetti speciali che cercano di strizzare l’occhio a come si facevano un tempo, ai momenti di tensione ben gestiti dal regista; è in dubbio che l’atmosfera che Álvarez crea piacerà ai fan più accaniti del primo Alien.
Picture
​Questa operazione “nostalgia” si rivela un’arma a doppio taglio. Le immagini migliori di Alien: Romulus sono quelle già presenti nel primo capitolo della saga, con il ritorno dello xenomorfo nella sua primordiale versione e l’iconografia della Ripley di Sigourney Weaver che cerca di essere trasportata (senza successo) al personaggio di Rain interpretato da Cailee Spaeny, che concluderà il film con lo stesso outfit della sua predecessora: scalza con indosso una canotta.

Ciò che di nuovo presenta questo capitolo non soddisfa perché non è abbastanza approfondito. Ad esempio la parabola iniziale dei ragazzi che sognano un futuro migliore e per farlo devono spostarsi dal loro pianeta natio, potenzialmente interessante considerando le origini del regista trasferitosi negli USA, si rivelerà uno spunto mai realmente messo a fuoco e soltanto un pretesto cliché per far partire la storia.

La pellicola sembra incompiuta, con un contrasto netto tra la soddisfacente resa tecnica e la fastidiosa sensazione di opera già vista. Sicuramente Alien: Romulus soddisferà il palato di chi desiderava un film che si avvicinasse il più possibile al prodotto sicuro, senza rischi. Fede Álvarez ha svolto un buon compito, il problema principale è che non fa nulla per nascondere il fatto che sia un compito.

​Di Saverio Lunare

Email

[email protected]