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AMERICAN FICTION

RECENSIONE

AMERICAN FICTION

Sin dal titolo capiamo che l’esordio di Cord Jefferson ha tutte le intenzioni di svelare l’ipocrisia americana, la sua finzione e il suo modo forzato di includere la rappresentazione black.

Thelonious “Monk” Ellison (Jeffrey Wright) è un professore e scrittore in difficoltà, sia nell’ambito scolastico che in quello editoriale. Tornato a Boston per star accanto alla sua famiglia, Monk scrive un libro sotto pseudonimo, lo fa utilizzando tutti i cliché che appartengono alla cultura afro-americana, o meglio, quella che i bianchi credono sia la cultura afro-americana. Ovviamente il libro scritto in anonimato da Monk avrà molto più successo delle sue precedenti opere ben più stratificate e complesse.
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Lo spirito della pellicola è quello delle commedie di Woody Allen (o Nanni Moretti, per i più italofili) : autorappresentarsi attraverso degli alter-ego per parlare della situazione artistica e politica che circonda il regista. Questo è il fulcro dell’opera di Jefferson che crea il suo alter-ego attraverso Monk, artista che deve scontrarsi con l’ipocrisia editoriale made in USA, pronta ad includere i creatori black, ma soltanto se soddisfano lo stereotipo dell’afro-americano.
Picture
La pellicola ha riscontrato molto successo in patria, ma da noi è approdata direttamente in piattaforma. È in dubbio che tocchi temi molto attuali e lo fa con un buon ritmo. Ma l’opera di Cord Jefferson non riesce in pieno a centrare i caratteri di contorno al protagonista, che è sempre messo in primo piano nella sua lotta alla “falsa inclusione” (emblematica la sequenza iniziale del film) ma non risulta mai realistico nei rapporti familiari o amorosi, che sono soltanto un modo per contornare Monk, senza mai far emergere altri aspetti del suo carattere o della sua ideologia.
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American Fiction fa scaturire nello spettatore la sensazione che sia uno di quei film con il dito costantemente puntato che, seppur divertendo grazie ad una indubbia capacità di creare dialoghi brillanti, non riesce ad essere più di questo.
Non a caso la pellicola di Jefferson ha incasellato un grande numero di premi ed è in lizza alla prossima edizione degli Oscar (è molto probabile una sua vittoria come miglior sceneggiatura non originale). Il sistema che tanto il film critica ed odia, è lì pronto ad inglobarlo, accettando la sua ipocrisia e premiando un’opera che gliela mostra, ma è davvero una vittoria per American Fiction e Cord Jefferson?

​Di Saverio Lunare


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