ANOTHER END
Nel film fantascientifico di Piero Messina è possibile elaborare il lutto attraverso un’innovativa tecnologia chiamata Another End, che permette di impiantare nel corpo vivente di un volontario i ricordi vissuti da un defunto, in modo tale da dare il tempo ai suoi cari di dirgli addio e processare il dolore. Sal (Gael García Bernal) ha perso la sua fidanzata Zoe in un incidente d’auto e si servirà di Another End per darsi una seconda possibilità attraverso un nuovo corpo, quello di Ava (Renate Reinsve).
Qual è la differenza tra corpo e anima? Qual è l’importanza dei nostri ricordi? Come si può colmare il vuoto di un lutto? Sono innumerevoli le citazioni cinematografiche (e non) che si possono incontrare nel secondo lungometraggio di Piero Messina, l’incipit è un ibrido di più puntate di Black Mirror con echi lontani di Blade Runner 2049, condito da un amore fatto di ricordi alla Eternal Sunshine of the Spotless Mind. I temi sono proprio quelli: tra frammentazione di corpo e anima, elaborazione del lutto e dilemmi sulla tecnologia e quanto essa possa spingersi oltre.
Qual è la differenza tra corpo e anima? Qual è l’importanza dei nostri ricordi? Come si può colmare il vuoto di un lutto? Sono innumerevoli le citazioni cinematografiche (e non) che si possono incontrare nel secondo lungometraggio di Piero Messina, l’incipit è un ibrido di più puntate di Black Mirror con echi lontani di Blade Runner 2049, condito da un amore fatto di ricordi alla Eternal Sunshine of the Spotless Mind. I temi sono proprio quelli: tra frammentazione di corpo e anima, elaborazione del lutto e dilemmi sulla tecnologia e quanto essa possa spingersi oltre.
Anche sul piano formale c’è una ricerca ben precisa, da una parte strizza l’occhio ai colori al neon di Villenueve - soprattutto per quanto riguarda gli spazi chiusi e squallidi, in cui il protagonista si rifugia in cerca di calore umano che sostituisca il suo vuoto (come un parallelismo con il personaggio di Ana de Armas) - dall’altra ci viene mostrato un futuro asettico e plumbeo dal cielo grigio e pioggia incessante.
Insomma, tutto è dove dev’essere, ed eccetto un finale che sembra essere rimandato una volta di troppo, non sembrano esserci errori così grandi. Il problema del film di Messina è la totale derivazione da altre opere di cui si prende il meglio ma senza apportare idee nuove e senza suggerire una visione originale o personale su un tema già trattato in precedenza. Grazie alla bravura indiscutibile degli attori protagonisti Gael García Bernal e Renate Reinsve, il film è godibile e ci si può persino divertire a scovare tutte le citazioni presenti, oltre a questo, poco altro.
Di Simona Rurale
Insomma, tutto è dove dev’essere, ed eccetto un finale che sembra essere rimandato una volta di troppo, non sembrano esserci errori così grandi. Il problema del film di Messina è la totale derivazione da altre opere di cui si prende il meglio ma senza apportare idee nuove e senza suggerire una visione originale o personale su un tema già trattato in precedenza. Grazie alla bravura indiscutibile degli attori protagonisti Gael García Bernal e Renate Reinsve, il film è godibile e ci si può persino divertire a scovare tutte le citazioni presenti, oltre a questo, poco altro.
Di Simona Rurale