Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

APRIL

RECENSIONE

APRIL - SPECIALE VENEZIA 81

​Sia in Beginning che in April la cosa migliore è la sequenza iniziale. Il suo esordio iniziava con un lungo piano sequenza immobile all’interno di una chiesa durante una funzione che viene interrotta da una molotov, April inizia con una sequenza (sempre immobile, e non sarà l’unica) di un parto naturale, in cui il bambino prematuro nascerà morto. April non riesce ad avere la stessa sostanza di Beginning, ma quanta teoria sull’immagine è presente nel film di Dea Kulumbegashvili.

Nina è una ginecologa georgiana che in segreto pratica aborti alle giovani ragazze che non vogliono portare avanti la gravidanza (in Georgia è illegale abortire), nel mentre passa le sue giornate alla ricerca di sesso occasionale con sconosciuti. Nina avrà presto a che fare con la legge dato che un’indagine su di lei è in atto.
​
Estremamente respingente (chi aveva visto Beginning sapeva a cosa andava incontro, gli altri un pò meno) ma con una grande e paradossalmente, semplice idea. Dea Kulumbegashvili decide di mostare i parti in maniera cruenta, con tanto sangue, cordoni ombelicali in bella vista, urla, sforzi, neonati morti, il tutto con grande realismo (sia nella sequenza iniziale con un parto naturale, che con quello cesareo verso la fine del film), mentre gli aborti praticati da Nina vengono inquadrati con pacatezza, calma, delicatezza. In una sequenza in particolare vediamo soltanto le gambe di fianco della ragazza rimasta incinta e Nina fuori campo che le pratica un aborto, una scena silenziosa e morbida, in forte contrasto con quelle rumorose e truculente dei parti.
Picture
April funziona meno (e molto) quando cerca di metaforizzare ciò che sente Nina. Lo fa attraverso lunghe sequenze di campi e tramonti, e con l’utilizzo di un mostro che è un mistero a cosa possa essere associato (probabilmente raffigura il senso di colpa della donna, la sua psiche, il suo interno vecchio che contrasta con la sua giovinezza esterna?).
​
April non è un grande film, scivola spesso in queste pecche metaforiche e possiede uno stile davvero radicale. Ma quando teorizza con le immagini il tema principale, lo fa bene, confermando come la Kulumbegashvili sappia muoversi nell’arthouse estremo e possa sorprenderci in futuro con altri interessanti esperimenti.

​Di Saverio Lunare


Email

[email protected]