AS BESTAS
Ancora una volta, un altro miracolo cinematografico firmato Rodrigo Sorogoyen. Dopo aver diretto un poliziesco tra i più riusciti dell’ultimo millennio: Che dio ci perdoni (2016) e aver girato un film di intrighi politici come se fosse un action (e che action): Il Regno (2018), il regista spagnolo si riconferma come il vero nuovo volto del cinema europeo contemporaneo con la sua ultima pellicola: As Bestas.
Antoine (Denis Menochet) e sua moglie Olga (Marina Foïs) decidono di traferirsi dalla Francia in un piccolo paesino montano della Galizia spagnola, con lo scopo di ricostruire dei ruderi abbandonati per realizzare un agriturismo. Ma non a tutti la presenza di Antoine e Olga piace, soprattutto a due fratelli proprietari di una fattoria a pochi passi dall’abitazione della coppia, Xan (Luis Zahera) e Lorenzo (Diego Anido), rancorosi per il mancato voto di Antoine a favore dell’installazione di pale eoliche sul territorio che avrebbero, almeno apparentemente, arricchito i due fratelli.
Sorogoyen riesce, ancora una volta, a compiere un’impresa: rendere straordinario l’ordinario, creando un comparto tecnico/narrativo perfetto: dalla regia, alla sceneggiatura, passando per il montaggio e la colonna sonora di Olivier Arson, arrivando alle prove recitative straordinarie di tutti gli interpreti. Tutto al servizio della pellicola, che non abbassa mai la tensione, regalando allo spettatore 137 minuti di vera esperienza cinematografica.
As Bestas analizza i colonizzati e i colonizzatori, i poveri e i ricchi, i vincitori e i perdenti, gli uomini e le donne. Perché chi arriva in un altro Paese con lo scopo di migliorarlo, avendo letto un libro in più degli altri, avendo una moglie e dei figli, cercando di reinventarsi un ruolo nel mondo deve fare i conti con chi in quel posto c’è da sempre, non ha cultura, non ha mai conosciuto una donna e ha sempre vissuto nella fatica e nell’ignoranza.
Ma As Bestas non è solo questo, perché nel film di Sorogoyen è presente anche il rapporto uomo-donna, il dolore che la lotta patriarcale consegue nei confronti del genere femminile, che l’unica cosa che può fare è resistere e combattere, combattere fino all’incredibile sequenza finale, combattere fino ad ottenere verità e giustizia.
As Bestas dunque, non è un film su chi arriva, ma è un film su chi vuole restare. E lo fa nel modo migliore possibile, essendo un thriller puro, con lo scopo di far paura allo spettatore, di tenerlo allerta anche mentre i protagonisti compiono azioni del tutto quotidiane, come coltivare un orto di pomodori o bere qualcosa al bar. Un’operazione simile a quella compiuta nel magnifico Il Regno, in cui una sequenza dove il protagonista (Antonio de la Torre) deve recuperare dei documenti in una casa viene girata come se fosse la cosa più pericolosa del mondo, con un incredibile fisicità, lasciando lo spettatore in un costante senso di adrenalina.
As Bestas è il proseguo di una carriera cominciata da poco ma che passo dopo passo sta costruendo una certezza. Rodrigo Sorogoyen è semplicemente ciò di cui il cinema non può fare a meno: un regista grandioso.
Di Saverio Lunare
Antoine (Denis Menochet) e sua moglie Olga (Marina Foïs) decidono di traferirsi dalla Francia in un piccolo paesino montano della Galizia spagnola, con lo scopo di ricostruire dei ruderi abbandonati per realizzare un agriturismo. Ma non a tutti la presenza di Antoine e Olga piace, soprattutto a due fratelli proprietari di una fattoria a pochi passi dall’abitazione della coppia, Xan (Luis Zahera) e Lorenzo (Diego Anido), rancorosi per il mancato voto di Antoine a favore dell’installazione di pale eoliche sul territorio che avrebbero, almeno apparentemente, arricchito i due fratelli.
Sorogoyen riesce, ancora una volta, a compiere un’impresa: rendere straordinario l’ordinario, creando un comparto tecnico/narrativo perfetto: dalla regia, alla sceneggiatura, passando per il montaggio e la colonna sonora di Olivier Arson, arrivando alle prove recitative straordinarie di tutti gli interpreti. Tutto al servizio della pellicola, che non abbassa mai la tensione, regalando allo spettatore 137 minuti di vera esperienza cinematografica.
As Bestas analizza i colonizzati e i colonizzatori, i poveri e i ricchi, i vincitori e i perdenti, gli uomini e le donne. Perché chi arriva in un altro Paese con lo scopo di migliorarlo, avendo letto un libro in più degli altri, avendo una moglie e dei figli, cercando di reinventarsi un ruolo nel mondo deve fare i conti con chi in quel posto c’è da sempre, non ha cultura, non ha mai conosciuto una donna e ha sempre vissuto nella fatica e nell’ignoranza.
Ma As Bestas non è solo questo, perché nel film di Sorogoyen è presente anche il rapporto uomo-donna, il dolore che la lotta patriarcale consegue nei confronti del genere femminile, che l’unica cosa che può fare è resistere e combattere, combattere fino all’incredibile sequenza finale, combattere fino ad ottenere verità e giustizia.
As Bestas dunque, non è un film su chi arriva, ma è un film su chi vuole restare. E lo fa nel modo migliore possibile, essendo un thriller puro, con lo scopo di far paura allo spettatore, di tenerlo allerta anche mentre i protagonisti compiono azioni del tutto quotidiane, come coltivare un orto di pomodori o bere qualcosa al bar. Un’operazione simile a quella compiuta nel magnifico Il Regno, in cui una sequenza dove il protagonista (Antonio de la Torre) deve recuperare dei documenti in una casa viene girata come se fosse la cosa più pericolosa del mondo, con un incredibile fisicità, lasciando lo spettatore in un costante senso di adrenalina.
As Bestas è il proseguo di una carriera cominciata da poco ma che passo dopo passo sta costruendo una certezza. Rodrigo Sorogoyen è semplicemente ciò di cui il cinema non può fare a meno: un regista grandioso.
Di Saverio Lunare