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BABY INVASION

RECENSIONE

BABY INVASION - SPECIALE VENEZIA 81

​La capacità di teorizzare e creare immagini, unita alla voglia di sperimentare in un mondo che ormai sembra essersi assuefatto ai canoni standard del proprio mezzo.
Una didascalia durante Baby Invasion rivela che non è un film, non è un video game, non è la realtà, ma è soltanto il presente, presente fatto di violenza connessa all’audiovisivo. Per questo Harmony Korine crea questa folle esperienza visiva sfruttando vari canali tematici e mediali: dalla stream di Twitch, alla realtà virtuale; dal cinema, al mezzo videoludico: Baby Invasion parla di immagini in movimento e lo fa con un estro e un'immaginazione che molti cineasti e sviluppatori di videogiochi non avranno mai.

Inutile sarebbe raccontare la trama di un prodotto come Baby Invasion, ciò che serve sapere è che l’opera è in pov, si ispira visivamente agli sparatutto più famosi (Call of Duty, ma visivamente ricorda qualcosa anche di Fortnite) e che è un home invasion scandagliato in missioni non ben definite, che girano intorno al denaro e al contenuto di una cassaforte.
Picture
Musica costante per gli interi 80 minuti di visione, pattern visivo di Twitch con la chat in sovraimpressione e una quantità immonda di violenza perpetrata da strani soggetti con il corpo adulto ma il volto, modificato con un filtro, da neonato.
​
Baby Invasion è un’esperienza visiva e sensoriale in primis, ma è anche una grande riflessione sulle immagini da parte di Korine che probabilmente sta creando un nuovo medium, un radicale ibrido audiovisivo mai visto prima.
Non sappiamo se questa cosa avrà un futuro e probabilmente non ci interessa, perché per Korine questo è soltanto il presente e noi siamo fieri di averlo visto.

Di Saverio Lunare


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