BABYGIRL - SPECIALE VENEZIA 81
Erotismo, desideri inconfessati, ironia e sequenze passionali con musichette anni ‘80: Babygirl è meno scandaloso e più semplicistico di quello che ci si poteva aspettare ma è interessante per cercare di inquadrare una regista (Halina Reijn) la cui seconda opera si distanzia nettamente dal suo esordio (lo slasher con al centro la Gen Z, Bodies Bodies Bodies).
I due film in comune hanno ben poco se non l’attenzione che la regista pone verso i corpi dei suoi personaggi e le pulsioni che ne emergono. Babygirl racconta di Romy (Nicole Kidman),una potente donna d’affari, ricca e all’apice della sua carriera e delle sue pulsioni che, al contrario, le fanno desiderare la sottomissione totale nei momenti d’intimità. Il marito (Antonio Banderas) non la soddisfa e sarà proprio quando incontrerà un giovane stagista che finalmente riuscirà per la prima volta ad esprimere sè stessa e a ricevere piacere per la prima volta.
Il film nonostante il tema spinoso (ampiamente trattato da altre pellicole in modo molto più provocatorio e coraggioso, vedi La Pianista di Haneke) riesce attraverso un tono ironico e spigliato a risultare quasi leggero, ricordando a tratti una commedia pop anni 80-90 (con tanto di transizione incrociate, musichette pop melodiche e sequenze di baci appassionati in bagni pubblici).
I due film in comune hanno ben poco se non l’attenzione che la regista pone verso i corpi dei suoi personaggi e le pulsioni che ne emergono. Babygirl racconta di Romy (Nicole Kidman),una potente donna d’affari, ricca e all’apice della sua carriera e delle sue pulsioni che, al contrario, le fanno desiderare la sottomissione totale nei momenti d’intimità. Il marito (Antonio Banderas) non la soddisfa e sarà proprio quando incontrerà un giovane stagista che finalmente riuscirà per la prima volta ad esprimere sè stessa e a ricevere piacere per la prima volta.
Il film nonostante il tema spinoso (ampiamente trattato da altre pellicole in modo molto più provocatorio e coraggioso, vedi La Pianista di Haneke) riesce attraverso un tono ironico e spigliato a risultare quasi leggero, ricordando a tratti una commedia pop anni 80-90 (con tanto di transizione incrociate, musichette pop melodiche e sequenze di baci appassionati in bagni pubblici).
È con questo stile che la regista riflette su temi come il consenso, la comunicazione di coppia e il desiderio femminile che (come sostiene il personaggio della Kidman) può passare anche attraverso un’umiliazione consensuale se è questo ciò che si desidera.
Halina Reijn porta all’81ª Mostra del Cinema di Venezia un’opera compatta che però non va più in profondità rispetto ai temi citati, scrivendo dei personaggi più funzionali al messaggio di fondo che ad una vera e propria psicologia articolata che poteva elevare il film al di sopra di un semplice manifesto un po’ troppo esplicito sulla sessualità femminile, comunque godibile e accattivante.
Di Simona Rurale
Halina Reijn porta all’81ª Mostra del Cinema di Venezia un’opera compatta che però non va più in profondità rispetto ai temi citati, scrivendo dei personaggi più funzionali al messaggio di fondo che ad una vera e propria psicologia articolata che poteva elevare il film al di sopra di un semplice manifesto un po’ troppo esplicito sulla sessualità femminile, comunque godibile e accattivante.
Di Simona Rurale