BATTLE ROYALE - DIRECTOR'S CUT
Tratto dall’omonimo romanzo di Kōshun Takami, il film è diventato subito un caso mondiale. Lo shock culturale e la sua fama ha fatto di Battle Royale di Kinji Fukasaku (2000) un film non solo fondamentale per il cinema giapponese, ma cruciale per tutto un filone di opere internazionali che traggono ispirazione direttamente dal film di Fukasaku.
Dal 10 ottobre la versione rinominata "director's cut", ha avuto una piccola distribuzione cinematografica in Italia. Negli anni il film è stato pesantemente censurato in Europa, arrivando in Italia bypassando la sala nel 2008. Una sala incredibilmente funzionale al film per sprigionarne ed evidenziarne l’esplosiva potenza.
In un futuro prossimo le autorità giapponesi sono scontente e preoccupate per la sempre più crescente criminalità giovanile. Queste dinamiche sociali intimoriscono gli adulti, che decidono di varare la Millennium Educational Reform Act conosciuta anche come BR act.
Si tratta di un gioco all’ultimo sangue, nella quale viene scelta dalla sorte una classe delle superiori che dovrà sfidarsi in un gioco di sopravvivenza. Tutti contro tutti, i compagni devono uccidersi tra di loro finché solo uno rimane in vita, il vincitore.
Viene da sé la fortissima satira ed allegoria della società Giapponese, un’autocritica che estremizza il meccanismo di sopraffazione negli ambiti scolastici e lavorativi. Per sopravvivere le persone devono uccidere metaforicamente il prossimo, anche l’amico più fidato, in un malato gioco di eliminazione imposta dall’alto. L’adulto, infatti, è colui che ha creato questo meccanismo e colui che lo porta avanti, compiacendosi in nome di un ritorno all’ordine, reprimendo la vitalità e sana ribellione della generazione successiva.
Il grande Takashi Kitano, con la sua mimica facciale rigida e volutamente inespressiva, è perfetto per interpretare colui che tesse questa malefica tela, colui che incarna il senso di orrenda normalità con cui viene perpetrato questo gioco mortale.
Tra i ragazzi invece, si percepisce una sorta di azzeramento dell’io, tutti i ragazzi rigorosamente vestiti uguali, con un’uniforme scolastica, al punto di morte diventano solo un numero, il conto delle vittime non è altro che un sonoro passo più vicino alla vittoria per chi è ancora vivo. L’unico sprazzo di fanciullezza che rimane è legato ai discorsi teneramente infantili e superficiali riguardanti le piccole e grandi cottarelle che gli studenti confessano di avere per qualcuno. Quest’ultimi sono discorsi apparentemente fuori luogo ma fondamentali per far trasparire gli ultimi sprazzi di vitalità giovanile che rimangono a dei ragazzi ormai omologati e disumanizzati.
Con uno stile esplosivo, splatter e sopra le righe il regista vuole estremizzare e criticare una società voluta dagli adulti che lui stesso ha ripudiato. Fukasaku infatti, ha vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale che lo ha fortemente scosso e lasciato inorridito dalla crudeltà di cui sono capaci gli adulti.
Un’esplosiva e a tratti grottesca lettera d’amore alle nuove generazioni scritta attraverso lo smascheramento delle vecchie.
Di Simona Rurale
Dal 10 ottobre la versione rinominata "director's cut", ha avuto una piccola distribuzione cinematografica in Italia. Negli anni il film è stato pesantemente censurato in Europa, arrivando in Italia bypassando la sala nel 2008. Una sala incredibilmente funzionale al film per sprigionarne ed evidenziarne l’esplosiva potenza.
In un futuro prossimo le autorità giapponesi sono scontente e preoccupate per la sempre più crescente criminalità giovanile. Queste dinamiche sociali intimoriscono gli adulti, che decidono di varare la Millennium Educational Reform Act conosciuta anche come BR act.
Si tratta di un gioco all’ultimo sangue, nella quale viene scelta dalla sorte una classe delle superiori che dovrà sfidarsi in un gioco di sopravvivenza. Tutti contro tutti, i compagni devono uccidersi tra di loro finché solo uno rimane in vita, il vincitore.
Viene da sé la fortissima satira ed allegoria della società Giapponese, un’autocritica che estremizza il meccanismo di sopraffazione negli ambiti scolastici e lavorativi. Per sopravvivere le persone devono uccidere metaforicamente il prossimo, anche l’amico più fidato, in un malato gioco di eliminazione imposta dall’alto. L’adulto, infatti, è colui che ha creato questo meccanismo e colui che lo porta avanti, compiacendosi in nome di un ritorno all’ordine, reprimendo la vitalità e sana ribellione della generazione successiva.
Il grande Takashi Kitano, con la sua mimica facciale rigida e volutamente inespressiva, è perfetto per interpretare colui che tesse questa malefica tela, colui che incarna il senso di orrenda normalità con cui viene perpetrato questo gioco mortale.
Tra i ragazzi invece, si percepisce una sorta di azzeramento dell’io, tutti i ragazzi rigorosamente vestiti uguali, con un’uniforme scolastica, al punto di morte diventano solo un numero, il conto delle vittime non è altro che un sonoro passo più vicino alla vittoria per chi è ancora vivo. L’unico sprazzo di fanciullezza che rimane è legato ai discorsi teneramente infantili e superficiali riguardanti le piccole e grandi cottarelle che gli studenti confessano di avere per qualcuno. Quest’ultimi sono discorsi apparentemente fuori luogo ma fondamentali per far trasparire gli ultimi sprazzi di vitalità giovanile che rimangono a dei ragazzi ormai omologati e disumanizzati.
Con uno stile esplosivo, splatter e sopra le righe il regista vuole estremizzare e criticare una società voluta dagli adulti che lui stesso ha ripudiato. Fukasaku infatti, ha vissuto in prima persona la Seconda Guerra Mondiale che lo ha fortemente scosso e lasciato inorridito dalla crudeltà di cui sono capaci gli adulti.
Un’esplosiva e a tratti grottesca lettera d’amore alle nuove generazioni scritta attraverso lo smascheramento delle vecchie.
Di Simona Rurale