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CHALLENGERS

RECENSIONE

CHALLENGERS

​“Il tennis è una relazione” sono le parole di Tashi (Zendaya) rivolte ad Art (Mike Faist) e Patrick (Josh O’Connor). Ma la verità è che non servono parole per descrivere quello che Luca Guadagnino ci fa sentire e vedere per tutta la durata della pellicola: lo sport rappresentato come una connessione tra corpi e menti che cresce sempre di più, tra sguardi, urla e liquidi corporei.
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Se in Bones and All (2022) era l’atto cannibale del divorare (letteralmente) l’altro per provare piacere, in Challengers è una partita di tennis tra Art e Patrick (combattuta come una resa dei conti di un ménage à trois) che diviene prima celebrazione dei corpi (attraverso lo sguardo di Tashi) e poi ricerca di contatto, di un godimento finale che sembra non voler arrivare mai (perchè in effetti è troppo bello giocare). “Ma stiamo sempre parlando di sport?” è quello che si chiedono spesso i personaggi. La risposta è che si parla sempre di sport come si parla sempre di passione carnale, in un film che Guadagnino dirige come se fosse un action, tra pov impossibili sulla pallina da tennis, vortici e tanta, tantissima musica. Le scene sportive sono girate come se fossero scene erotiche e quelle erotiche come scene sportive, spesso dirette dallo sguardo di Tashi: allenatrice, ammaliatrice, manipolatrice, regista della scena e dei movimenti dei due ragazzi dentro ma anche fuori dal campo da tennis.
Picture
Scandito dai match del grande duello finale, che fanno da trampolino per i tantissimi flashback che ripercorrono il rapporto dei tre, Challengers travolge e investe lo spettatore con la sua carica dirompente di vitalità e ritmo incessante, capace di ripercorrere molti temi cari al regista (le pulsioni legate alla giovinezza, l’ambiguità dei rapporti ed il genere come mezzo per analizzarli) ma sotto una nuova ed originale lente.
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Un film sportivo che esalta lo sport nella maniera più romantica possibile. Un abbraccio sul campo da gioco che diviene il culmine di un amplesso e un urlo di gioia per la vittoria (sotto sotto) di entrambi.

​Di Simona Rurale


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