CIVIL WAR
Per Alex Garland l’evoluzione è al centro delle sue opere: in Ex Machina (2014) il progredire tecnologico crea nuove forme di vita coscienti (IA) e in Annientamento (2018) una colonizzazione aliena ha creato una nuova specie. Attraverso le sue pellicole Garland analizza il presente attraverso l’immediato futuro, quasi sempre senza porre fiducia nell’essere umano.
Anche in Civil War è presente un’evoluzione, ed è quella del mezzo. Dalla creazione della fotografia ad oggi, lo strumento fotografico è stato sfruttato in mille modi: ad esempio, per immortalare momenti clou dell’umanità o per rivelare a terzi ciò che accade in un determinato luogo e periodo storico.
Gli USA stanno vivendo una guerra civile senza precedenti, un’equipe di giornalisti formata dalle fotografe Lee Smith (Kirsten Dunst) vera e propria leggenda nel suo campo, e dalla giovane ma intraprendente Jessie (Cailee Spaeny), e dai reporter Joel (Wagner Moura) e Sammy (Stephen McKinley), deve attraversare l’America con lo scopo di scattare la foto del secolo: l’ultimo presidente degli USA poco prima della sua morte.
Anche in Civil War è presente un’evoluzione, ed è quella del mezzo. Dalla creazione della fotografia ad oggi, lo strumento fotografico è stato sfruttato in mille modi: ad esempio, per immortalare momenti clou dell’umanità o per rivelare a terzi ciò che accade in un determinato luogo e periodo storico.
Gli USA stanno vivendo una guerra civile senza precedenti, un’equipe di giornalisti formata dalle fotografe Lee Smith (Kirsten Dunst) vera e propria leggenda nel suo campo, e dalla giovane ma intraprendente Jessie (Cailee Spaeny), e dai reporter Joel (Wagner Moura) e Sammy (Stephen McKinley), deve attraversare l’America con lo scopo di scattare la foto del secolo: l’ultimo presidente degli USA poco prima della sua morte.
Una guerra di cui noi sappiamo pochissimo, siamo a conoscenza di un movimento secessionista partito da alcuni stati degli USA ma non conosciamo i dettagli del conflitto. Questo perché Civil War è una pellicola che analizza un mestiere, l’importanza di immortalare un momento, il pericolo che c’è dietro l’atto di fotografare un contesto bellico e non ha alcuna intenzione di analizzare il conflitto, o almeno, non è il fulcro.
La guerra è un contorno, non ci sono schieramenti da parte dei protagonisti, che esattamente come il loro mezzo, sono trasparenti: nessuna coscienza politica, nessun credo, soltanto la voglia di scattare la foto più impattante e significativa, a costo della propria vita.
A colpire è la capacità di Garland di costruire questo desiderio, ai limiti della morbosità, che viene condiviso da generazioni distanti (la diversità tra Lee e Jessie è soltanto nell’esperienza, ma entrambe sembrano avere la stessa fame, indipendentemente dalla differenza d’età).
Sorprende come il regista non rinneghi mai il mezzo, mettendolo in scena con trasparenza e analizzandolo attraverso i caratteri di chi quel mezzo lo utilizza.
Garland ci parla ancora una volta di oggi utilizzando il domani, l’oggi che ci descrive è fatto di immagini create con il mezzo che più ha rivoluzionato il XX secolo, che sta segnando il nostro tempo e che probabilmente segnerà anche il futuro.
Di Saverio Lunare
La guerra è un contorno, non ci sono schieramenti da parte dei protagonisti, che esattamente come il loro mezzo, sono trasparenti: nessuna coscienza politica, nessun credo, soltanto la voglia di scattare la foto più impattante e significativa, a costo della propria vita.
A colpire è la capacità di Garland di costruire questo desiderio, ai limiti della morbosità, che viene condiviso da generazioni distanti (la diversità tra Lee e Jessie è soltanto nell’esperienza, ma entrambe sembrano avere la stessa fame, indipendentemente dalla differenza d’età).
Sorprende come il regista non rinneghi mai il mezzo, mettendolo in scena con trasparenza e analizzandolo attraverso i caratteri di chi quel mezzo lo utilizza.
Garland ci parla ancora una volta di oggi utilizzando il domani, l’oggi che ci descrive è fatto di immagini create con il mezzo che più ha rivoluzionato il XX secolo, che sta segnando il nostro tempo e che probabilmente segnerà anche il futuro.
Di Saverio Lunare