CLUB ZERO
È davvero complicato sbagliare tutto in un film. Jessica Hausnuer, però, con tanto impegno, è riuscita nell’impresa di realizzare una pellicola completamente delirante, senza nessun aspetto positivo; a partire da una sceneggiatura priva di qualsiasi interesse per una tesi proposta in maniera saccente, proseguendo attraverso una regia dalla perforante banalità e senza alcuna personalità (una continua scopiazzatura al suo connazionale Michael Haneke), concludendo in un disastroso comparto tecnico, dalla recitazione statica e monodimensionale, alle irritanti musiche di Markus Binde.
Miss. Novak (Mia Wasikowska) viene assunta da una scuola privata per sostenere un corso sulla nutrizione, i metodi di Miss Novak si riveleranno estremi ma entreranno immediatamente nelle simpatie dei ragazzi frequentanti.
Miss. Novak (Mia Wasikowska) viene assunta da una scuola privata per sostenere un corso sulla nutrizione, i metodi di Miss Novak si riveleranno estremi ma entreranno immediatamente nelle simpatie dei ragazzi frequentanti.
Il film cerca di convincere lo spettatore di essere un prodotto rilevante e con fortissime ambizioni intellettuali, lo fa utilizzando una regia che urla stranezza e singolarità, ma risulta essere soltanto artificiosa e mai funzionale all’opera.
Jessica Hausner e Géraldine Bajard scrivono una sceneggiatura che mira a colpire una fioritura di bersagli: in primis, i genitori delle nuove generazioni, rei di non comprendere i comportamenti dei propri figli, cercando immediatamente lo scontro e mai il dialogo. Ma Club Zero, riesce ancora una volta, a fallire nei suoi intenti, perché il film è il manifesto dell’autoindulgenza e del compiacimento buonista nei confronti di un discorso che, neanche nel suo aspetto teorico ed estremo, acquisisce un senso nella descrizione di una generazione persa e rassegnata verso il futuro.
Club Zero è il peggior cinema possibile, quello che nasconde una profonda vuotezza attraverso una patina d’intellettualismo formale e narrativo, ma che è pura finzione. Club Zero è un inganno cinematografico.
Di Saverio Lunare
Jessica Hausner e Géraldine Bajard scrivono una sceneggiatura che mira a colpire una fioritura di bersagli: in primis, i genitori delle nuove generazioni, rei di non comprendere i comportamenti dei propri figli, cercando immediatamente lo scontro e mai il dialogo. Ma Club Zero, riesce ancora una volta, a fallire nei suoi intenti, perché il film è il manifesto dell’autoindulgenza e del compiacimento buonista nei confronti di un discorso che, neanche nel suo aspetto teorico ed estremo, acquisisce un senso nella descrizione di una generazione persa e rassegnata verso il futuro.
Club Zero è il peggior cinema possibile, quello che nasconde una profonda vuotezza attraverso una patina d’intellettualismo formale e narrativo, ma che è pura finzione. Club Zero è un inganno cinematografico.
Di Saverio Lunare