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COMANDANTE

RECENSIONE

COMANDANTE - SPECIALE VENEZIA 80

Salvatore Todaro (Pierfrancesco Favino) è il comandante di un sottomarino della marina militare che nel 1940, in piena seconda guerra mondiale, deve affrontare una spedizione attraversando l’Oceano Atlantico. Presto le traiettorie del battello italiano si incroceranno con quelle di una nave belga, neutrale dal punto di vista bellico, ma che sta fornendo armamenti agli inglesi. Il battello affonda l’armata belga ma Todaro nonostante le leggi militari decide di salvare e portare a bordo venti sopravvisuti belgi.

​Nel Comandante la morte è fulcro centrale del film, sin dal principio sentiamo la voce fuoricampo di una delle ragazze di un membro della spedizione intonare parole sulla fatalità certa che spetta a chi fa parte di una guerra, morte che viene mostrata sempre con (giusta) pesantezza morale e visiva. Salvatore Todaro ed il suo equipaggio sono solo pedine da destinare alla causa fascista, ricevendo e portando morte.​

Picture
Il film ha una svolta quando Todaro decide di ribellarsi a questo sistema, perché il comandante si ritiene “uomo di mare” ed è questa la sua unica ideologia politica. La pellicola di Edoardo De Angelis non è sempre equilibrata, alternando momenti illustri tecnicamente a periodi più spenti, ma la sua regia riesce a far percepire la vita del sottomarino, sia nei momenti di comunione che in quelli dove la vita nel battello è infernale.
il film vive di conflitti ideologici, e non sempre riesce ad evitare la solita retorica (falsa) del bellicismo italiano come meno efferato e più umano/morale di altri, ma nel personaggio di Todaro riesce a trovare una storia di ribellione in un contesto fascista, dunque di morte.

Di Saverio Lunare

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