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CONCLAVE

RECENSIONE

CONCLAVE

Se c’è un’indubbia qualità della Chiesa Cattolica, è quella di aver da sempre lavorato sulle immagini. Che sia per merito dei grandi artisti che hanno servito la Chiesa e hanno reso indimenticabile la sua estetica, o per le tradizioni dal grandissimo impatto semantico (fumata nera se non c’è un verdetto, bianca se habemus papam ad esempio), è certo che nessun’altra religione ha lavorato sull’importanza delle immagini quanto il Cristianesimo. Edward Berger ha capito che, per fare un grande film, non serviva creare immagini, ma selezionarle.

Dopo l’improvvisa morte del Papa, il Cardinale Lawrance (Ralph Fiennes) riceve l’incarico di dirigere le nuove elezioni. Gli esponenti più importanti della Chiesa Cattolica si riuniscono nello Stato Vaticano per prendere una decisione ed eleggere il nuovo Papa, ma presto gli equilibri interni verranno messi a repentaglio da giochetti di potere e segreti nascosti, mettendo in evidenza più che mai una spaccatura irreparabile all’interno della Chiesa.
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La multinazionale più importante del mondo deve eleggere il nuovo CEO. La decisione da prendere è se debba essere progressista, quindi più vicino alla gente da sempre emarginata dalla Chiesa, o se convenga invece l’ennesimo Papa conservatore, in modo tale da non scalfire le radici su cui la Chiesa si basa da duemila anni.
Picture
Conclave si basa su questo: una decisione aziendale che può modificare l’andamento sociale dell’intero pianeta. La grandezza del film è nella sua capacità di analizzare questo processo attraverso le immagini che la Chiesa ha creato, immagini che vengono ribaltate dalla regia di Berger e dalla sceneggiatura di Peter Straughan per i propri scopi, quelli di creare un thriller politico.

Ed è così che la fumata nera o bianca, gli abiti talari, i sigilli, il marmo tipico dei luoghi vaticani, assumono un altro senso rispetto a quello classico, non tanto in quanto ribaltati dal punto di vista del significato intrinseco nell’immagine, quanto nella loro funzione. La fumata bianca non rappresenta solo la scelta del nuovo Papa, ma anche un possibile cambiamento (per adesso, purtroppo, utopistico nella realtà, ma non nella finzione filmica) di chi possiede il potere all’interno della Chiesa. O ancora: gli abiti dei cardinali, ricoperti di polvere, rappresentativi dell’arretratezza intrinseca in molti degli esponenti del cristianesimo, e i sigilli che devono essere rotti per fare luce su ciò che alla Chiesa conviene nascondere.

Conclave è un grande film perché si serve dell’immaginario della Chiesa, senza il bisogno di renderlo grottesco, ma ribaltandolo grazie a un eccellente lavoro di scrittura e a una sapiente scelta registica di quali immagini selezionare.

Di Saverio Lunare

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