CONFIDENZA
Guardando il nuovo film di Daniele Luchetti, non può non venire in mente il cinema di Marco Bellocchio, soprattutto nella rappresentazione della nevrosi umana attraverso le immagini.
Ma ciò che viene meno in Confidenza, è quella capacità che Bellocchio ha nel descrivere l’Italia, le istituzioni e i rapporti sociali.
Tratto da un romanzo di Domenico Starnone, Confidenza è una storia diluita in molti anni, che ripercorre le vicissitudini di Pietro (Elio Germano), giovane professore di lettere in un liceo romano di periferia. Il professore intraprende una relazione con Teresa (Federica Rosellini), una sua ex-studentessa ormai diplomata, per suggellare il loro rapporto, la ragazza propone a Pietro di rivelarsi a vicenda il segreto più inconfessabile che possiedono.
Riprendendo la struttura di Lacci (2020), il suo precedente film, Luchetti cerca ancora una volta di analizzare il legame di una coppia che non riesce a sciogliersi definitivamente, i metaforici lacci questa volta sono le confidenze, ma tutto risulta già visto nella precedente opera del regista.
Ma ciò che viene meno in Confidenza, è quella capacità che Bellocchio ha nel descrivere l’Italia, le istituzioni e i rapporti sociali.
Tratto da un romanzo di Domenico Starnone, Confidenza è una storia diluita in molti anni, che ripercorre le vicissitudini di Pietro (Elio Germano), giovane professore di lettere in un liceo romano di periferia. Il professore intraprende una relazione con Teresa (Federica Rosellini), una sua ex-studentessa ormai diplomata, per suggellare il loro rapporto, la ragazza propone a Pietro di rivelarsi a vicenda il segreto più inconfessabile che possiedono.
Riprendendo la struttura di Lacci (2020), il suo precedente film, Luchetti cerca ancora una volta di analizzare il legame di una coppia che non riesce a sciogliersi definitivamente, i metaforici lacci questa volta sono le confidenze, ma tutto risulta già visto nella precedente opera del regista.
Ciò che cambia è la voglia di analizzare altro aldilà di un rapporto, e proprio in questo il film fallisce. Quando cerca di mettere in evidenza le differenze sociali tra uomo e donna risulta forzato, quando mette in primo piano la scalata di status di un uomo con un passato burrascoso non centra mai l’obiettivo.
Nella rappresentazione nevrotica dell’uomo Luchetti prova, attraverso una regia che cerca di simulare una presenza spettrale (la macchina da presa è spesso posta al di fuori delle stanze o tra le piante della casa, come se stessimo spiando la vita di Pietro) a dare al suo film quei toni thriller che non appartengono al repertorio del regista risultando artificiale.
La cosa migliore del film (aldilà delle canzoni di Thom Yorke) è quella capacità che Luchetti ha di mettere in scena le relazioni sentimentali, tra Elio Germano e Federica Rossellini è presente la giusta chimica e la consapevolezza (soprattutto nella prima parte) di essersi incastrati in qualcosa che durerà in eterno. Ma la pellicola, non limitandosi a questo, divaga in descrizioni sociali mai realmente a fuoco.
Di Saverio Lunare
Nella rappresentazione nevrotica dell’uomo Luchetti prova, attraverso una regia che cerca di simulare una presenza spettrale (la macchina da presa è spesso posta al di fuori delle stanze o tra le piante della casa, come se stessimo spiando la vita di Pietro) a dare al suo film quei toni thriller che non appartengono al repertorio del regista risultando artificiale.
La cosa migliore del film (aldilà delle canzoni di Thom Yorke) è quella capacità che Luchetti ha di mettere in scena le relazioni sentimentali, tra Elio Germano e Federica Rossellini è presente la giusta chimica e la consapevolezza (soprattutto nella prima parte) di essersi incastrati in qualcosa che durerà in eterno. Ma la pellicola, non limitandosi a questo, divaga in descrizioni sociali mai realmente a fuoco.
Di Saverio Lunare