DEADPOOL & WOLVERINE
Cosa può fare oggi la Marvel (in quanto franchise) se non auto-analizzarsi? Riflettere su quel che è stata, sui suoi errori e successi? Giocare con i propri cliché, ironizzare su sé stessa, dissacrarsi e smascherarsi.
È quello che si cerca di fare in Deadpool & Wolverine, con la stesso tono sboccato ed eccessivo dei primi due capitoli, le stesse rotture della quarta parete, gli stessi camei impensabili pronti a sorprendere i fan, ma che stavolta, molto furbamente, sono parte indistricabile della trama e per questo un po’ più giustificati e meno gratuiti.
Ryan Reynolds torna nei panni di Deadpool e Hugh Jackman in quelli di Wolverine. Insieme affronteranno ancora una volta impervi multiversi e nemici pronti a distruggere intere linee temporali, e se tutto questo può sembrare già visto e sentito è perché è effettivamente così. Ma ciò che rende fresco e godibile Deadpool, se nei primi capitoli era l’irriverenza, la violenza un po’ gratuita, la volgarità anti-disney, qui si aggiunge un tassello interessante, ancora più metacinematografico, quasi come se il franchise fosse analizzato e sviscerato dal film stesso, partendo da ciò che era per arrivare a ciò che è e ciò che sarà.
È quello che si cerca di fare in Deadpool & Wolverine, con la stesso tono sboccato ed eccessivo dei primi due capitoli, le stesse rotture della quarta parete, gli stessi camei impensabili pronti a sorprendere i fan, ma che stavolta, molto furbamente, sono parte indistricabile della trama e per questo un po’ più giustificati e meno gratuiti.
Ryan Reynolds torna nei panni di Deadpool e Hugh Jackman in quelli di Wolverine. Insieme affronteranno ancora una volta impervi multiversi e nemici pronti a distruggere intere linee temporali, e se tutto questo può sembrare già visto e sentito è perché è effettivamente così. Ma ciò che rende fresco e godibile Deadpool, se nei primi capitoli era l’irriverenza, la violenza un po’ gratuita, la volgarità anti-disney, qui si aggiunge un tassello interessante, ancora più metacinematografico, quasi come se il franchise fosse analizzato e sviscerato dal film stesso, partendo da ciò che era per arrivare a ciò che è e ciò che sarà.
Nulla si può dire alla regia di Shawn Levy: epica, coinvolgente, eccessiva e sopra le righe, come dev’essere. Si pensi al piano sequenza sul finale che ricorda un po’ quello di Old Boy, con un pizzico di ironia in più.
La Marvel però nonostante gli sforzi non è più quella di una volta. L’universo Marvel è meglio se lo si legge a singoli film, laddove ormai per la quantità di prodotti realizzati si fa fatica a stare al passo con tutta la mole creata. Il peso dell’intero universo in questo senso si fa sentire, tra passi falsi e perdita di interesse dei fan dopo la fine di un era. E l’unica cosa sensata da fare ora è dirlo esplicitamente, come in questo film.
Di Simona Rurale
La Marvel però nonostante gli sforzi non è più quella di una volta. L’universo Marvel è meglio se lo si legge a singoli film, laddove ormai per la quantità di prodotti realizzati si fa fatica a stare al passo con tutta la mole creata. Il peso dell’intero universo in questo senso si fa sentire, tra passi falsi e perdita di interesse dei fan dopo la fine di un era. E l’unica cosa sensata da fare ora è dirlo esplicitamente, come in questo film.
Di Simona Rurale