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DEMETER

RECENSIONE

DEMETER

Ad André Øvredal piacciono le sfide e i progetti difficili, nel 2019 diede vita alla trasposizione cinematografica della serie letteraria “Scary Stories to Tell in the Dark” realizzando un film imperfetto ma affascinante, soprattutto per un pubblico adolescenziale. Il regista norvegese affronta con il suo ultimo film un’altra sfida, riportare in sala il Dracula di Bram Stoker.

La Demeter è una nave mercantile che deve trasportare cinquanta casse di legno dalla Romania alle coste inglesi, ma il viaggio sarà tutt’altro che tranquillo e si trasformerà presto in un incubo per l’intero equipaggio.
La pellicola si apre con la Demeter che è ormai un relitto privo di sopravvissuti in cui l’unico ritrovamento è il diario di bordo del capitano Eliot (Liam Cunnigham) che annuncia gravi avvenimenti per chiunque ritrovi i resti della nave. Da questo interessante incipit parte la nostra storia, che nonostante la mano sapiente di Øvredal alla regia, soffre di una scrittura non sempre efficacie, specialmente nel tentativo (necessario) di modernizzare il racconto di Stoker ai tempi moderni. Il protagonista del film è Clemens (Corey Hawkins) intraprendente studioso di medicina in cerca di una professione ma ostacolato dal suo colore di pelle, bisognoso di esperienza lavorativa decide di fare di tutto per entrare nell’equipaggio dell’imbarcazione. Clemens è una modernizzazione del Van Helsing stokeriano, ed esattamente come Van Helsing vedrà presto in Dracula un ossessione, uno scopo nel mondo.
Picture
Ciò che non funziona in Demeter è la rivelazione del male e le reazioni che sono collegate ad essa, troppo manifestate a parole che a gesti, troppo dette e poco fatte vedere. Problema evidente anche nella caratterizzazione del personaggio potenzialmente più affascinante e sicuramente più attuale: Anna (Aisling Franciosi), giovane donna che Dracula ha portato con sé con lo scopo di razionare il suo sangue e sfamarsi durante il tragitto. Una rappresentazione efficacie della figura femminile sfruttata e piegata dall’uomo ma che ancora una volta viene risaltata a parole più che ad immagini (eccezione fatta per il finale).

Demeter trova la nota positiva nella regia di Øvredal, le riprese strette sui volti dei personaggi e le carrellate all’interno della nave che ci proiettano nell’incubo che l’equipaggio sta vivendo e fanno sentire partecipe lo spettatore nei momenti di terrore. Se il film avesse avuto maggiore cura nei dialoghi e nella scrittura degli avvenimenti sarebbe stata un ottima operazione di modernizzazione di uno dei romanzi fantastici più importanti e significativi della storia.


​Di Saverio Lunare

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