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DIE THEOREM VON ALLEM

RECENSIONE

DIE THEOREM VON ALLEM ​- SPECIALE VENEZIA 80

Con l’animo retrò ma con idee narrative che cercano di strizzare l’occhio alla modernità, Die Theorie von Allem è il secondo film di Timm Kröger, presentato in concorso all’ottantesima edizione del Festival del cinema di Venezia.

​1962, Johannes si reca tra le Alpi svizzere per un convegno di fisica, ma presto misteriose scomparse ed inquietanti morti renderanno il suo alloggio tutt’altro che normale.

Una trama ingarbugliata, pragmatica e con un tono autocompiaciuto rendono la pellicola del regista tedesco respingente, si perde velocemente interesse per il plot che non riesce a coinvolgere lo spettatore, creando un pastiche di tutto ciò che “va” nel cinema d’intrattenimento di alto incasso: multiversi, viaggi temporali, epoche che non esistono e avvenimenti che non sono realmente successi.
Picture
Un film confuso, sfilacciato, che si fa volutamente odiare ma… (si perché nelle premesse Die Theorie von Allem non promette nulla di buono) ha dalla sua le idee: alcune geniali, altre semplicemente frutto di uno stile visivo anni 40’ (c’è un dichiarato omaggio al cinema hitchcockiano). Tutto questo fa del film di Kröger qualcosa di più di un semplice polpettone derivativo di argomenti trend.

Tra le intuizioni più indovinate è presente una piccola perla cinefila, in un momento esilarante in cui il nostro protagonista è al cinema e osserva sullo schermo la trasposizione del proprio romanzo ispirato dagli eventi del 1962. Trasposizione cinematografica che è stata acquistata da una produzione italiana volutamente stereotipata e resa (con divertente accortezza) una vera pellicola nostrana dell’epoca.

Momenti sparsi che fanno da collante dell’unica cosa certa del film tedesco: è un film cinefilo che si rifà ad uno stile passato per omaggiarlo, anche se narrativamente è l’esatto opposto. Kröger unisce questa ambiguità, questo controsenso e riesce a creare un’opera interessante per la sua contraddizione interna, ma la domanda (una delle tante, troppe) che sorge spontanea alla fine della pellicola è: basta questo per essere convincente?

Di Saverio Lunare

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