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DO NOT EXPECT TOO MUCH FROM THE END OF THE WORLD

RECENSIONE

DO NOT EXPECT TOO MUCH FROM THE END OF THE WORLD

La fine del mondo del titolo è il nuovo millennio, quello che si sarebbe dovuto aprire con un bug informatico e il collasso tecnologico. Per Radu Jude il presente è in bianco e nero, grezzo e sovraesposto; mentre il passato è a colori, riprendendo un film del cinema romeno pre-rivoluzione, dove tutto viene impacchettato bellamente ma con le immagini che si immobilizzano diventando scattose. Quanta differenza c’è tra il presente e il passato? Quanto il sistema ultra-capitalista e la frenesia sociale del mondo attuale giovi nell’umanità? Quanta ipocrisia pervade l’ambiente lavorativo, con i sottoposti sempre schiacciati dall’oppressione di chi è ai piani superiori?

La giornata di Angela (Ilinca Manolache) parte da quando si sveglia (ed è già in ritardo) e prosegue nella frenesia lavorativa del suo lavoro: assistente alla produzione che deve intervistare vari candidati per uno spot in favore della sicurezza sul lavoro, nel frattempo si diletta in TikTok ironici in cui estremizza la figura di un redpillato seguace degli insegnamenti di Andrew Tate. La sua giornata si alterna a quella di un’altra Angela, una tassista di un film del 1981 diretto da Lucian Bratu.
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Quella di Radu Jude è una straordinaria analisi del capitalismo; in una società in cui tutto è finalizzato a creare contenuti redditizi (non soltanto di denaro, ma anche di follower o like) e in cui persino il sesso deve essere svelto, fugace e rapido, affinché si passi al prossimo impiego nel più breve tempo possibile. In una delle sequenze più forti del film vengono riprese delle tombe in silenzio, in un lunghissimo montaggio in cui a regnare è la quiete, ed è l’unico momento nel presente dove si sta zitti e dove non bisogna ascoltare la musica per evitare di addormentarsi in auto a causa dei ritmi proibitivi che il mestiere ci impone. Una sequenza semplice ma dalla grande potenza teorica: per Jude, l’unico momento in cui possiamo rilassarci è quando saremo sepolti sotto terra. Drastico ma potentissimo.

Picture
Do Not Expect Too Much from the End of the World è un instant movie, in cui il presente è l’estremo presente: Godard ha appena fatto ricorso all’eutanasia, la Regina Elisabetta è morta e i discorsi interpersonali trattano questi argomenti nelle conversazioni, un altro eccezionale modo per rappresentare la frenesia sociale, con le informazioni che passano velocissime e devono essere argomento topico di ogni discorso.

Il regista romeno crea una pellicola che alterna toni da commedia sboccata a momenti amarissimi, soprattutto nella sequenza finale dove lo sfruttamento non risparmia nessuno, nemmeno i più deboli ed emarginati, in una scala gerarchica sempre ben definita e inscalfibile. E se il capo chiede uno spot alla Bob Dylan, bisogna realizzare uno spot alla Bob Dylan, indipendentemente dall’etica e dalla reale funzione di un contenuto. Eccezionale.

​Di Saverio Lunare


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