dogman - SPECIALE VENEZIA 80
L’ultimo film di Luc Besson è un’occasione persa; si perché il film possiede delle basi che non riescono a sostenere uno sviluppo sufficiente della pellicola. Dogman sembra avere un’unica idea che si rigira su sé stessa senza mai approfondirsi e centrare il punto.
Il film ha tutte le caratteristiche delle opere supereroistiche, il nostro protagonista Doug (Caleb Landry Jones) ci viene presentato a partire dalla sua infanzia difficile, passando per le sue delusioni amorose, arrivando all’ inserimento nella vita criminale, sfruttando il suo “superpotere”, quello di ammaestrare cani a proprio piacimento. Doug è un villain dai buoni sentimenti che sono stati feriti e da una mente folle che seppur messa in scena ottimamente dalla buona interpretazione di un sempre bravo Caleb Landry Jones, non è mai convincente narrativamente.
Il film ha tutte le caratteristiche delle opere supereroistiche, il nostro protagonista Doug (Caleb Landry Jones) ci viene presentato a partire dalla sua infanzia difficile, passando per le sue delusioni amorose, arrivando all’ inserimento nella vita criminale, sfruttando il suo “superpotere”, quello di ammaestrare cani a proprio piacimento. Doug è un villain dai buoni sentimenti che sono stati feriti e da una mente folle che seppur messa in scena ottimamente dalla buona interpretazione di un sempre bravo Caleb Landry Jones, non è mai convincente narrativamente.
Le potenzialità c’erano tutte per creare una pellicola interessante, ma Besson preferisce concentrarsi sui traumi più che sui rapporti di Doug, mai chiari o ben sviluppati, soprattutto quello principale: il rapporto che Doug ha con i suoi cani. Seppur ci viene mostrato come nasce il suo legame, lo spettatore non é mai partecipe di esso e non é mai convinto che questo rapporto sia vero, anche a causa della presa di consapevolezza delle proprie capacità da parte di Doug, in un momento totalmente scollegato dal resto e non ben integrato nella pellicola.
Dogman lascia l’amaro in bocca perché sarebbe potuta essere un’opera importante nella filmografia di un regista che ha dato tanto al cinema ma che con questa pellicola non é riuscito a sviluppare uno spunto che poteva essere interessante.
Di Saverio Lunare
Dogman lascia l’amaro in bocca perché sarebbe potuta essere un’opera importante nella filmografia di un regista che ha dato tanto al cinema ma che con questa pellicola non é riuscito a sviluppare uno spunto che poteva essere interessante.
Di Saverio Lunare