Addiction Cinema
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
  • Home
  • I migliori film dell'anno
  • Sostieni Addiction Cinema
  • FESTIVAL DEL CINEMA DI VENEZIA
  • Biografilm Festival
  • Il Cinema Ritrovato
  • RASSEGNA BUIO
Search by typing & pressing enter

YOUR CART

DREAM SCENARIO

RECENSIONE

DREAM SCENARIO

Paul Matthews (Nicolas Cage) è un uomo comune, una faccia come tante, un anonimo professore di biologia che improvvisamente verrà travolto da un’ondata di popolarità senza che lui abbia effettivamente fatto qualcosa per riceverla. Improvvisamente infatti, tutte le persone si convincono che l’uomo appaia nei loro sogni, e che semplicemente stia lì a guardarli da spettatore inerme e passivo.

​Kristoffer Borgli dopo “Sick of myself” torna a parlare della contemporaneità, questa volta il protagonista non è disposto a tutto per diventare famoso ma al contrario, è la popolarità che incombe senza preavviso portando il protagonista all’apice per poi buttarlo giù. Prendendo l’attore più riconoscibile di Hollywood il regista norvegese realizza un film in cui i sogni della gente hanno la capacità di cambiare la realtà, modificandola, proiettando su di un uomo banale le loro invenzioni, e quando questi sogni diventeranno incubi sarà impossibile per la gente separare il mondo della finzione con la realtà.
Picture
Sembrerebbe prestarsi anche ad una riflessione meta-cinematografica la parabola del povero Paul, d’altronde non a caso Nicolas Cage è stato oggetto di numerosi meme sui social e sembra naturale pensare al cortocircuito che scatta nelle persone quando si tratta di distinguere il personaggio e la persona, le azioni terribili che un’attore può perpetrare nella finzione e la persona nella realtà.

Kristoffer Borgli con un protagonista che entra (involontariamente) nei sogni delle persone per ucciderle non può che non citare esplicitamente l’assassino dei sogni per antonomasia Freddy Krueger, con tanto di sequenze splatter, guanti artigliati e richiami stilistici nelle molteplici sequenze degli incubi. Ma oltre ai richiami espliciti non si può non pensare al surrealismo grottesco Kaufmaniano e il lirismo nei sogni di Lynch, in un film che prende alcune suggestioni dai grandi registi per declinarle verso la critica sociale.

Ad un certo punto Paul spiega alla sua classe il meccanismo di mimetizzazione delle zebre, capaci di confondersi solo quando sono in braco. Ebbene, il nostro povero Paul è proprio una zebra fuori dal branco, un bersaglio facile e riconoscibile per i predatori, chiarissima allegoria di una gogna pubblica inevitabile. Lo spettatore è messo alla prova indentificandosi con la vittima, ma è consapevole di essere (nella realtà) quella parte paranoica, indignata e ostracizzante capace di “cancellare” una personalità pubblica in cinque minuti.

Più maturo, più stratificato e complesso rispetto alla precedente opera di Borgli, Dream scenario è un film che apre le porte ad un regista capace di intercettare con successo la paranoia e il malessere di un’intera società.

Di Simona Rurale

Email

[email protected]