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DRIVE-AWAY DOLLS

RECENSIONE

DRIVE-AWAY DOLLS

​Quando Thelma e Louise incontra il grande Lebowski in un folle road movie queer, sboccato e privo di ogni freno inibitorio nasce il film di Ethan Coen e Tricia Cooke: Drive-Away Dolls. Un film che si compiace della sua giocosa libertà, che vuole divertirsi e non fa nulla per nasconderlo, che utilizza la trasgressione più spinta per colpire chi quella libertà vorrebbe reprimerla.

Come ne Il grande Lebowski, è una valigetta finita nelle mani sbagliate la protagonista della storia: quelle della sregolata Jamie (Margaret Qualley) e la sua amica più pudica Marian (Geraldine Viswanathan). Le due trasportano involontariamente la valigetta (dal contenuto più curioso e inatteso della storia dei gangster movie) lungo il loro viaggio a Tallahasse imbattendosi in situazioni sempre più improbabili.
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Il film con un montaggio scanzonato, un ritmo serratissimo, una recitazione volutamente caricaturale e dei dialoghi sopra le righe, dai tratti grotteschi e quasi osceni, è volutamente dissacratorio verso l’America conservatrice.
Picture
​E lo dice il film stesso attraverso il personaggio di Matt Damon (un senatore della destra repubblicana che si ritroverà più che invischiato nelle peripezie delle ragazze). Alla domanda dell’uomo: “Chi siete voi?”, “Siamo democratiche.” risponderanno, con tono deciso.

Drive-Away Dolls è un inno alla libertà a 365 gradi e, perché no, anche alla volgarità se serve a smascherare le ipocrisie e i pensieri antiprogressisti di un Paese. Un raro caso in cui questa viene utilizzata per uno scopo nobile, il quale è inversamente proporzionale alla sguaiataggine mostrata.

Diametralmente opposta sia per la forma che per il contenuto al Macbeth del fratello Joel Coen, Drive-Away Dolls è la prova che anche presi singolarmente i due registi non possono deludere. In Joel emerge la tragedia e la tensione, in Ethan il caos e la commedia. È certo che insieme creano il connubio perfetto.

​Di Simona Rurale

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