ESTRANEI
Rifugiandosi in un passato che non è mai stato vissuto, Adam (Andrew Scott) uno sceneggiatore trasferitosi da poco a Londra, ricrea i momenti che più lo hanno segnato, in un’infanzia parzialmente felice ma che gli è stata sradicata dalla morte dei suoi genitori.
Lutto che Adam non è mai riuscito a superare, costringendolo ad una vita solitaria e priva di relazioni. Ma quando alla sua porta si presenterà Harry (Paul Mescal) un attraente vicino di casa, la solitudine di Adam potrà finalmente terminare.
Sentirsi estranei nei rapporti personali, sia in famiglia che con gli altri. Il film di Andrew Haigh utilizza la sua forte componente visiva per proiettare allo spettatore ciò che prova Adam, in un’elaborazione del lutto mai avvenuta, che non permette allo sceneggiatore di andare avanti, crescere e reagire dopo oltre vent’anni vissuti nell’anonimato (non a caso il suo mestiere prevede l’ombra e mai i riflettori).
Un film di fantasmi, che mette in primo piano lo straniamento. Così come in The Father (2020) di Florian Zeller, la situazione confusionale del protagonista che non riesce più a distinguere la realtà dalla finzione, il passato dal presente, chi c’è davvero da chi invece è soltanto frutto di fantasia, è la struttura narrativa fondamentale.
Lutto che Adam non è mai riuscito a superare, costringendolo ad una vita solitaria e priva di relazioni. Ma quando alla sua porta si presenterà Harry (Paul Mescal) un attraente vicino di casa, la solitudine di Adam potrà finalmente terminare.
Sentirsi estranei nei rapporti personali, sia in famiglia che con gli altri. Il film di Andrew Haigh utilizza la sua forte componente visiva per proiettare allo spettatore ciò che prova Adam, in un’elaborazione del lutto mai avvenuta, che non permette allo sceneggiatore di andare avanti, crescere e reagire dopo oltre vent’anni vissuti nell’anonimato (non a caso il suo mestiere prevede l’ombra e mai i riflettori).
Un film di fantasmi, che mette in primo piano lo straniamento. Così come in The Father (2020) di Florian Zeller, la situazione confusionale del protagonista che non riesce più a distinguere la realtà dalla finzione, il passato dal presente, chi c’è davvero da chi invece è soltanto frutto di fantasia, è la struttura narrativa fondamentale.
La regia di Haigh, così come quella di Zeller, è sempre al servizio della condizione straniante del protagonista, ed è la cosa più centrata del film.
L’opera del regista inglese possiede una forza nelle immagini ben definita, a partire dai corpi di Scott e Mescal, perfetti per i ruoli di Adam e Harry, sempre in sintonia e che riescono a creare una chimica realistica, soprattutto dal punto di vista sessuale.
Ma oltre questo (che non è poco), Estranei risulta a tratti già visto e poco ispirato narrativamente, con un finale non perfettamente andato a segno. Il film di Haigh, potenzialmente poteva essere una forte rivendicazione dei rapporti umani, all’insegna del superamento del passato per abbracciare il presente ma viene ribaltato da una scelta finale che privilegia ancora una volta la confusione del proprio protagonista rispetto ad una reale speranza sul futuro.
Di Saverio Lunare
L’opera del regista inglese possiede una forza nelle immagini ben definita, a partire dai corpi di Scott e Mescal, perfetti per i ruoli di Adam e Harry, sempre in sintonia e che riescono a creare una chimica realistica, soprattutto dal punto di vista sessuale.
Ma oltre questo (che non è poco), Estranei risulta a tratti già visto e poco ispirato narrativamente, con un finale non perfettamente andato a segno. Il film di Haigh, potenzialmente poteva essere una forte rivendicazione dei rapporti umani, all’insegna del superamento del passato per abbracciare il presente ma viene ribaltato da una scelta finale che privilegia ancora una volta la confusione del proprio protagonista rispetto ad una reale speranza sul futuro.
Di Saverio Lunare