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FAMILIA

RECENSIONE

FAMILIA - SPECIALE VENEZIA 81

Presentato nella sezione Orizzonti all’81ª edizione del Festival del cinema di Venezia, Familia è il terzo lungometraggio di Francesco Costabile (il secondo se si esclude la co-regia di In un futuro aprile).

La pellicola mette in mostra il talento del regista e, anche se nel complesso Familia non riesce a soddisfare totalmente, è indubbia la capacità di Costabile di raccontare i sentimenti dei personaggi attraverso originali intuizioni visive e di messa in scena.

Licia (Barbara Ronchi) è vittima di violenze domestiche perpetrate da Franco (Francesco Di Leva), marito della donna e padre di due figli: Luigi (Francesco Gheghi) e Alessandro (Marco Cicalese). Dopo l’arresto dell’uomo passano dieci anni, anni in cui i tre componenti della famiglia hanno cercato di ricompattarsi, nonostante il trauma di un’infanzia dolorosa accompagni sempre i due ragazzi (soprattutto Luigi). Franco uscito dal carcere cercherà di mettersi in contatto con i due figli e con Licia, con lo scopo di rivivere il tempo perso, o almeno così sembra.
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Tratto dalla vera storia della famiglia Celeste, il film di Francesco Costabile possiede delle ottime scelte registiche, una su tutte: una magnifica sequenza d’inseguimento su due macchine da scontro, non una semplice e retorica metafora, ma un’eccezionale idea per mettere in scena ciò che prova Luigi, tra l’essere ancora in fase di crescita e il voler dimostrare la propria forza, con le prime e pericolose similitudini padre-figlio che iniziano a prendere vita; una sequenza davvero riuscita.
Picture
​Peccato che il film non riesca ad avere questa continuità e, soprattutto nel finale, rischia di inciampare in un’epicità non necessaria, con una sequenza finale simbolicamente sbagliata.

Nonostante dei difetti evidenti, Familia si rivela essere un’opera sentita e ben realizzata. Costabile riesce a donare un ruolo importante a Francesco Gheghi (non a caso trionfante come miglior attore in Orizzonti); il giovane attore romano mette in mostra tutta la sua capacità attoriale in un interpretazione non semplice, ricca di contrasti (il rapporto con fasce d’estrema destra e allo stesso tempo la premura con cui si rapporta con la propria famiglia) e in cui ad emergere è il carisma di una delle promesse più affascinanti del cinema italiano.

Familia lascia l’amaro in bocca perché le potenzialità (in parte anche espresse) erano molte, potenzialità che a tratti si scontrano con alcune scelte narrative non brillanti (il già citato finale in primis) e che non fanno di Familia il grande film che poteva essere.

​Di Saverio Lunare

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