FOGLIE AL VENTO
Le anime perse del cinema di Aki Kaurismäki. Anime che possono redimersi soltanto grazie ad un rapporto umano ed esattamente come in Ho affittato un Killer (1990) è l’amore l’unico mezzo con cui le persone possono davvero iniziare a vivere.
In Foglie al vento i due giovani (e decadenti) protagonisti vivono una vita incompleta, Ansa (Alma Pöysti) lavora presso un market, viene pagata così poco da dover rubare merce scaduta per sfamarsi, mentre Holappa (Jussi Vatanen) passa da un lavoro ad un altro e nel mentre non si fa troppi problemi a scolarsi l’impossibile. Due disgraziati, che troveranno rifugio soltanto nel loro rapporto, nonostante le mille difficoltà e l’eterna situazione precaria.
La firma è la sua, quella inconfondibile, di Aki Kaurismäki. Helsinki è decadente, ogni posto lo è: dai pub alle aziende, dalle case alle strade, soltanto il cinema Ritz sembra essere un luogo confortevole in tutta la città Finlandese, cinema dove la gente si incontra e (seppur brevemente) chiacchiera dell’ultimo film visto (In questo caso I morti non muoiono di Jim Jarmush, in una sequenza esilarante). Ad essere dispersa, però, non è soltanto Helsinki, ma sembra il mondo intero. Così dalla radio vengono trasmesse soltanto news provenienti dal conflitto ucraino e canzoni tristi.
In Foglie al vento i due giovani (e decadenti) protagonisti vivono una vita incompleta, Ansa (Alma Pöysti) lavora presso un market, viene pagata così poco da dover rubare merce scaduta per sfamarsi, mentre Holappa (Jussi Vatanen) passa da un lavoro ad un altro e nel mentre non si fa troppi problemi a scolarsi l’impossibile. Due disgraziati, che troveranno rifugio soltanto nel loro rapporto, nonostante le mille difficoltà e l’eterna situazione precaria.
La firma è la sua, quella inconfondibile, di Aki Kaurismäki. Helsinki è decadente, ogni posto lo è: dai pub alle aziende, dalle case alle strade, soltanto il cinema Ritz sembra essere un luogo confortevole in tutta la città Finlandese, cinema dove la gente si incontra e (seppur brevemente) chiacchiera dell’ultimo film visto (In questo caso I morti non muoiono di Jim Jarmush, in una sequenza esilarante). Ad essere dispersa, però, non è soltanto Helsinki, ma sembra il mondo intero. Così dalla radio vengono trasmesse soltanto news provenienti dal conflitto ucraino e canzoni tristi.
Senza speranza sembra essere Foglie al vento, ma i piccoli gesti umani (come ad esempio comprare un piatto e delle posate perché si ha un ospite per la prima volta) fanno percepire allo spettatore che la malinconia tipica del grande regista finlandese sia soltanto una facciata che nasconde un grande senso di speranza, perché se ce l’hanno fatta Ansa e Holappa, vere anime perse, allora tutti possono sperare di riemergere attraverso i rapporti umani.
Un gioiello, che ancora una volta, ci dona il grande Kaurismäki. Un regista singolare, che riprende un stile melò tipico degli anni cinquanta, ma lo piega alle sue storie, alla sua idea di cinema, quella di chi sa che nulla è mai finito per davvero. E come nella sua precedente opera L’altro volto della speranza (2017) Kaurismäki crede che la salvezza sia portata dalle singole persone, che pur sbagliando (e nessuno sbaglia quanto Holappa) alla fine l’amore ci potrà rendere felici, molto più di una bottiglia di vodka.
Di Saverio Lunare
Un gioiello, che ancora una volta, ci dona il grande Kaurismäki. Un regista singolare, che riprende un stile melò tipico degli anni cinquanta, ma lo piega alle sue storie, alla sua idea di cinema, quella di chi sa che nulla è mai finito per davvero. E come nella sua precedente opera L’altro volto della speranza (2017) Kaurismäki crede che la salvezza sia portata dalle singole persone, che pur sbagliando (e nessuno sbaglia quanto Holappa) alla fine l’amore ci potrà rendere felici, molto più di una bottiglia di vodka.
Di Saverio Lunare