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FURIOSA: A MAD MAX SAGA

RECENSIONE

FURIOSA: A MAD MAX SAGA

​Cos’era Mad Max: Fury Road se non l’apice del western post-moderno? Il culmine dell’action movie di oggi? E cos’è Furiosa se non la definizione di epica? Una storia articolata in vari atti (che non sono altro che varie imprese) volte a far evolvere e cambiare un personaggio, farlo crescere per poi, definitivamente, definirlo “eroe”.

Per George Miller, come era esplicito anche in Mad Max: Fury Road, l’eroe dei nostri tempi è donna. Furiosa, si apre come si apre la storia dell’universo: attraverso il morso di un frutto rosso in una terra di abbondanza. Strappata da questa terra da uomini che la desiderano, Furiosa da quel momento cercherà redenzione, speranza e vendetta.
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Furiosa è il degno capitolo d’introduzione di Fury Road perché, semplicemente, non vuole essere Fury Road. La struttura anti-convenzionale del capitolo precedente (azione - cambio di marcia - azione) viene sostituita da una più lineare storia di formazione, che però è del tutto coerente nell’intenzione di Miller di ampliare la conoscenza del mondo distopico che racconta. Quel che c’è di anti-convenzionale in questo capitolo della saga è sicuramente l’uso del silenzio da parte dei personaggi principali.
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​Sono tante le parole (volutamente) stupide, ridicole e grottesche che Miller mette in bocca ai nemici di Furiosa: uomini sadici che si rendono ridicoli a partire dai loro nomi (strepitosa la performance sopra le righe di Chris Hamswart) e, al contrario, gli oppressi sono anime silenti (come Anya Taylor-Joy che in tutto pronuncia solo 30 righe di dialogo), la cui forza sta nella capacità di parlare attraverso gli sguardi e i gesti, come in un moderno film muto.

Il successo di questo Furiosa è e sarà sicuramente debitore della spettacolarità del primo capitolo, della messa in scena unica, dalla regia sporca, veloce e grezza e allo stesso tempo tremendamente chiara ed esplicita di Miller, dall’azione incessante che ti fa trattenere il respiro, Furiosa mantiene la potenza del primo capitolo ma è in grado di scoprire più in profondità il mondo e i caratteri.

“Dove andate con così tanta speranza?” È una domanda posta a Furiosa intenta a tornare a casa, nella sua “Terra di abbondanza”. In effetti in un mondo tanto ostile come quello descritto da Miller è una domanda più che legittima, se non fosse che l’iperbole del regista non attinga al reale, distorcendo il nostro mondo nell’apocalisse più plausibile. Perciò non dovremmo dimenticare che oltre lo spettacolo che ci regala, la saga di Mad Max parla alla nostra generazione oggi più che mai. In effetti, dove stiamo andando con così tanta speranza?

​Di Simona Rurale

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