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HÄXAN - LA STREGONERIA ATTRAVERSO I SECOLI

SPECIALE RASSEGNA BUIO

HÄXAN - LA STREGONERIA ATTRAVERSO I SECOLI: IL PIONERISTICO CAPOLAVORO DI BENJAMIN CHRISTENSEN

Quando un film può essere definito “moderno” dopo oltre cent’anni dalla sua realizzazione, non si può far altro che catalogarlo come capolavoro.
Häxan - La stregoneria attraverso i secoli è un’opera che riscrive le regole cinematografiche del tempo, unendo la fiction alla ricostruzione storica, il metacinema all’orrore puro.

Uscito nel 1922 (lo stesso anno della realizzazione di Nanouk l’esquimese di Flaherty, definito da tutti il primo documentario della storia) Häxan narra come la stregoneria è stata rappresentata nel corso del tempo, dal Medioevo sino al XX secolo. Christensen decide di alternare gli scritti storici di autori rinomati che si sono occupati del tema, a ricostruzioni sceniche di rapporti tra la magia nera e il popolo, con un’ovvia declinazione al rapporto tra il femminile e il Demonio.
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Sorprende come il regista danese abbia settato degli standard per la rappresentazione della stregoneria al cinema. Tutto ciò che riguarda il panorama audiovisivo sul tema è influenzato e derivativo dall’opera del 1922. Questo perché Christensen non solo è anticipatore dei tempi per quanto concerne la critica sociale (incredibile l’attacco agli esponenti ecclesiastici), ma è anche pionere di un certo tipo di messa in scena orrorifica. Il rapporto tra eros e maligno rappresentato attraverso una folgorante sequenza di sonnambulismo, fa da apripista per la rappresentazione gotica dell’erotismo, tanto cara soprattutto in Europa e nello specifico in Italia, con il meraviglioso utilizzo del corpo di alcune icone del filone come Barbara Steele (La Maschera del Demonio, Danza Macabra…) e Daliah Lavi (Il demonio, La frusta e il corpo…).

Picture
Häxan, diviso in 7 capitoli si conclude con un’esaltante capitolo finale che analizza le figure femminili nel 1922 e come le scoperte scientifiche siano state capaci di ribaltare il pensiero bigotto sulla realtà della stregoneria. Oltre a mettere in scena con una raggelante sequenza di montaggio come gli strumenti di tortura utilizzati dagli inquisitori obbligassero le donne a confessare crimini mai realmente commessi, Christensen si impegna anche a motivare il legame tra alcuni dei sintomi rappresentati dagli scritti e l’isteria, una moderna (per l’epoca) scoperta su una possibile condizione psico-fisica della donna. Una pioneristica opera che unisce vari stili cinematografici e un fortissimo pensiero politico, un film che può essere affiancato al Nosferatu di Murnau e a Il gabinetto del dott. Caligari di Robert Wiene per l’influenza che questi film hanno trasmesso al cinema horror dagli anni ‘20 in poi.

Di Saverio Lunare

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