I DANNATI
Non sempre i registi di documentari si trovano a proprio agio con la fiction. Presentato nella sezione Un Certain Regard alla 77ª edizione del Festival del cinema di Cannes, I Dannati è l’esordio al cinema di finzione di Roberto Minervini. Il regista cerca di piegare la fiction al suo stile documentaristico, decidendo di non adattarsi al nuovo linguaggio ma non riuscendo mai a trasmettere una forza narrativa o visiva allo spettatore.
Durante la guerra di Secessione dei soldati nordisti vengono inviati a presidiare le terre dell’Ovest, subendo sulla propria pelle le insidie della natura e dell’impresa bellica.
Minervini cerca di giocare di sottrazione, sottraendo anche qualsiasi interesse per i caratteri e la storia che sta mettendo in scena; il suo intento di far immergere lo spettatore nelle sensazioni provate dai personaggi non va mai a buon fine, causa una regia artificiosa con delle scelte visive dalla bella resa estetica ma poco funzionali (ad esempio la scelta di lenti che sfocano il contorno dell’inquadratura).
Durante la guerra di Secessione dei soldati nordisti vengono inviati a presidiare le terre dell’Ovest, subendo sulla propria pelle le insidie della natura e dell’impresa bellica.
Minervini cerca di giocare di sottrazione, sottraendo anche qualsiasi interesse per i caratteri e la storia che sta mettendo in scena; il suo intento di far immergere lo spettatore nelle sensazioni provate dai personaggi non va mai a buon fine, causa una regia artificiosa con delle scelte visive dalla bella resa estetica ma poco funzionali (ad esempio la scelta di lenti che sfocano il contorno dell’inquadratura).
Per fare un western non bastano dei bei paesaggi e per fare un war-movie non bastano dei soldati. I Dannati va nella direzione opposta, cercando di essere entrambe le cose ma non possedendo nulla se non delle suggestive ambientazioni e dei soldati intenti a filosofeggiare sul senso della guerra e su quanto sia giusto farla o no (niente di più banale insomma). Perché se il film funziona male quando cerca di raccontare ciò che provano i personaggi attraverso il visivo, peggiora quando esplicita le sensazioni con le parole, che risultano retoriche e già sentite.
Ci viene da pensare che se Roberto Minervini fosse vissuto durante la guerra di Secessione (e il cinema fosse stato inventato) avrebbe girato un documentario e probabilmente sarebbe stato tutto più efficace.
Di Saverio Lunare
Ci viene da pensare che se Roberto Minervini fosse vissuto durante la guerra di Secessione (e il cinema fosse stato inventato) avrebbe girato un documentario e probabilmente sarebbe stato tutto più efficace.
Di Saverio Lunare