IL MIO AMICO ROBOT
Pablo Berger fonde il meglio della serialità animata americana post duemila. Da BoJack Horseman (Raphael Bob-Waksberg) prende, non solo l’antropomorfizzazione dei propri personaggi, ma anche le inconfondibili tematiche sulla solitudine e depressione (anche se in Il mio amico robot è tutto più accessibile e levigato rispetto alla serie di Bob-Waskberg). Da Futurama (Matt Groening) assorbe alcune idee visive ed estetiche (immediata la somiglianza tra Bender e il robot di Berger).
Ma la cosa migliore dell’esordio animato di Pablo Berger è la sua capacità di distinguersi dalle sue reference attraverso il sapiente utilizzo delle immagini da parte del regista spagnolo.
Dog si sente solo, non riesce a socializzare in una New York frenetica che lo divora. Riesce a trovare un amico in un robot acquistato a domicilio, ma dopo una giornata in spiaggia all’insegna del divertimento il robot si ritroverà immobilizzato. Dog farà di tutto per riabbracciare il suo amico.
Ma la cosa migliore dell’esordio animato di Pablo Berger è la sua capacità di distinguersi dalle sue reference attraverso il sapiente utilizzo delle immagini da parte del regista spagnolo.
Dog si sente solo, non riesce a socializzare in una New York frenetica che lo divora. Riesce a trovare un amico in un robot acquistato a domicilio, ma dopo una giornata in spiaggia all’insegna del divertimento il robot si ritroverà immobilizzato. Dog farà di tutto per riabbracciare il suo amico.
Privo di dialoghi, Il mio amico robot punta tutto sulle immagini e sulla loro forza, i sentimenti vengono trasmessi attraverso sequenze oniriche e piene di fantasia, tra sfondi che cambiano in base alle scelte dei personaggi ed esseri inanimati che prendono vita a seconda delle proprie esigenze. Non a caso il titolo originale della pellicola di Berger è Robot Dreams, mettendo subito in evidenza l’importanza della componente onirica.
Il film è costruito più sulla distanza che sul contatto, è un’elaborazione della separazione (che può essere di un rapporto amoroso o di un’amicizia) ed è audace il modo di Berger di trattare il tema, prendendo una scelta (che si rivelerà nel finale) per niente convenzionale.
Non privo di momenti poco ritmati, Il mio amico robot riesce in pieno ad evitare la retorica (un po’ aiutata dall’animazione, un po’ dalla mano di Berger) e riesce nell’impresa di essere trasversale per ogni target o fascia d’età (non sempre è un bene, ma in questo caso si).
Un’esordio nello stile animato di un regista che ha mostrato grande capacità di adattamento in un linguaggio diverso rispetto al precedente, e che fa ben sperare per le opere future di Pablo Berger (che siano animate come Il mio amico robot o in live action come Blanacanieves e Abracadabra).
Di Saverio Lunare
Il film è costruito più sulla distanza che sul contatto, è un’elaborazione della separazione (che può essere di un rapporto amoroso o di un’amicizia) ed è audace il modo di Berger di trattare il tema, prendendo una scelta (che si rivelerà nel finale) per niente convenzionale.
Non privo di momenti poco ritmati, Il mio amico robot riesce in pieno ad evitare la retorica (un po’ aiutata dall’animazione, un po’ dalla mano di Berger) e riesce nell’impresa di essere trasversale per ogni target o fascia d’età (non sempre è un bene, ma in questo caso si).
Un’esordio nello stile animato di un regista che ha mostrato grande capacità di adattamento in un linguaggio diverso rispetto al precedente, e che fa ben sperare per le opere future di Pablo Berger (che siano animate come Il mio amico robot o in live action come Blanacanieves e Abracadabra).
Di Saverio Lunare