IL TEMPO CHE CI VUOLE - SPECIALE VENEZIA 81
“Prima la vita e poi il cinema!” esclama Luigi, il padre di Francesca Comencini, sul set del suo Pinocchio, davanti agli occhi della piccola e dolce bambina che da grande racconterà quel momento in un film e farà di queste parole la chiave di lettura di tutto quanto. Perché se il padre raccontava mondi immaginari e favolosi, la figlia sceglierà la via dell’autobiografia, in un film che parla d’amore prima per il padre e poi per il cinema.
Il tempo che ci vuole non si distanzia dai meccanismi dell’autobiografia dei registi del contemporaneo: dall’infanzia fino all’età adulta (un po’ come fece Spielberg) la Comencini mette in scena il rapporto con la famiglia, in questo caso con il padre, mettendo in luce la spensieratezza dell’infanzia, l’innamoramento per quel mondo magico che era il cinema visto dagli occhi di una bambina, per arrivare ai problemi dell’adolescenza, non sapere chi si è e cosa si vuole, il dolore e la tossicodipendenza, la rabbia verso un padre che forse è solo una rabbia verso sé stessi, e infine l’età adulta, la pace ritrovata.
Il tempo che ci vuole non si distanzia dai meccanismi dell’autobiografia dei registi del contemporaneo: dall’infanzia fino all’età adulta (un po’ come fece Spielberg) la Comencini mette in scena il rapporto con la famiglia, in questo caso con il padre, mettendo in luce la spensieratezza dell’infanzia, l’innamoramento per quel mondo magico che era il cinema visto dagli occhi di una bambina, per arrivare ai problemi dell’adolescenza, non sapere chi si è e cosa si vuole, il dolore e la tossicodipendenza, la rabbia verso un padre che forse è solo una rabbia verso sé stessi, e infine l’età adulta, la pace ritrovata.
La vita, per la regista, viene sempre al primo posto anche se il cinema, nonostante tutto, si insinua in essa attraverso dei momenti di magia e lirismo che irrompono al suo interno per diventare il mezzo per analizzarla, mettendosi completamente a nudo, esponendo le proprie contraddizioni e gli scheletri nell’armadio per fare pace con sé stessi.
Il tempo che ci vuole nonostante alcuni stilemi patinati che ricordano quelli tipici di una fiction televisiva (il film nonostante tocchi temi pesanti risulta accessibile a tutti) è in grado di toccare le corde giuste, seppur semplici, ovvero quelle di un rapporto tra padre e figlia che riesce ad essere sincero e credibile, nonostante l’esclusività di alcune dinamiche legate ad una famiglia ovviamente privilegiata, lontana dall’essere completamente universale. Ma va bene così, perché la forza de Il tempo che ci vuole risiede proprio nella sensazione che la Comencini questa storia la voleva raccontare con tutta sé stessa.
Di Simona Rurale
Il tempo che ci vuole nonostante alcuni stilemi patinati che ricordano quelli tipici di una fiction televisiva (il film nonostante tocchi temi pesanti risulta accessibile a tutti) è in grado di toccare le corde giuste, seppur semplici, ovvero quelle di un rapporto tra padre e figlia che riesce ad essere sincero e credibile, nonostante l’esclusività di alcune dinamiche legate ad una famiglia ovviamente privilegiata, lontana dall’essere completamente universale. Ma va bene così, perché la forza de Il tempo che ci vuole risiede proprio nella sensazione che la Comencini questa storia la voleva raccontare con tutta sé stessa.
Di Simona Rurale