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IMMACULATE

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IMMACULATE

Il film di Michael Mohan ha la sfortuna di arrivare dopo Omen - l’origine del presagio. Il film di Arkasha Stevenson aveva sorpreso per la sua capacità di modernizzare un classico del genere e ha rivelato il talento della giovane regista. Immaculate ha lo stesso plot narrativo del film della Stevenson: una giovane ragazza americana (Sydney Sweeney) si trasferisce in Italia per prendere i voti ecclesiastici, ma un oscuro segreto riguardante la chiesa cattolica avrà dei risvolti sulla ragazza e sulla sua maternità.

Sorprendono le similitudine tra le due opere, anche per la breve distanza d’uscita l’una dall’altra. Indubbiamente il film di Arkasha Stevenson vince il confronto: più completo, con più idee visive, con una maggiore cura nella creazione della tensione e nelle sequenze orrorifiche, ma il film di Mohan si rivela comunque ben fatto e dalla scorrevole visione.
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Ottimi i comprimari italiani che si rivelano credibili e dalla grande resa orrorifica (paradossale considerando come se la passa il cinema horror nel nostro Paese). Il cast riesce a rendere i luoghi inquietanti grazie ai loro volti e ad un buon lavoro attoriale (dovrebbe farci riflettere sulle potenzialità produttive che il cinema italiano possiede)
Picture
​Al centro dell’operazione Immaculate è presente Sydney Sweeney, non soltanto protagonista indiscussa del film (presente per quasi tutti gli 89 minuti) ma, soprattutto, produttrice della pellicola.

Ciò viene sempre messo in rilievo: primi piani dalla forte espressività, lunga sequenza di simulazione di una sofferenza, molteplici scene di colluttazione fisica. Insomma, la Sweeney decide di mostrare tutta la sua capacità attoriale attraverso un film di genere dalle potenzialità commerciali, sfruttando la pellicola per consacrarsi anche come possibile “scream queen” del cinema horror, un’interessante operazione produttiva.

La pellicola ha il difetto di correre troppo, tra rivelazioni frettolose (perciò poco credibili) e precoci prese di coscienza da parte dei personaggi principali, risultando incompleto sia strutturalmente che narrativamente. Ma nonostante questa fastidiosa celerità, il film si rivela un buon horror che non annoia mai e dall’ottima fattura complessiva.

​Di Saverio Lunare

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