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INSIDE OUT 2

RECENSIONE

INSIDE OUT 2

​Il nuovo capitolo di Inside Out diretto da Kelsey Mann, non può certo puntare sull’effetto “novità” del primo capitolo ma sfrutta la sua vincente struttura narrativa, preservando e poi ampliando il suo contenuto, esplorando nuove emozioni (quelle di una Riley ormai in piena pubertà) e nuove dinamiche tra tempeste ormonali e crisi adolescenziali. Mann è consapevole di poter sperimentare non tanto sulle dinamiche narrative (che rimangono fedeli al primo capitolo), quanto più sulla crescita di mente e corpo di Riley e quindi sui cambiamenti e le novità che ne conseguono.
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Il centro di controllo della mente di Riley un mattino si sveglia con un grosso e rumoroso cantiere, un operaio piazza un cartello al centro della stanza “La pubertà è un casino.” Riley ormai è cresciuta, non è più la bambina del primo capitolo ma un’adolescente con qualche brufolino sul mento, due migliori amiche e un sogno: quello di entrare nella squadra di hockey del liceo. Ma come ci si integra rimanendo sé stessi? E soprattutto, chi siamo quando abbiamo tredici anni, qual è la nostra vera identità quando ancora non sappiamo chi siamo?
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​Se nel primo capitolo Gioia capisce l’importanza di Tristezza in questo nuovo capitolo prendono il sopravvento emozioni più complesse. Ansia, Invidia, Noia e Imbarazzo (un po’ come Tristezza nel primo capitolo) non sono emozioni negative ma devono essere mano a mano comprese e dosate per essere a loro modo funzionali per Riley nel momento del bisogno.

Ciò che rende questo secondo capitolo degno del suo predecessore è proprio questo: non tanto la novità del contenitore ma il rinnovamento del contenuto. Il tentativo di inoltrarsi in argomenti comunque importanti. Su tutti Inside Out 2 riesce a mostrare (seppur in modo edulcorato) cosa avviene nella mente durante un attacco di panico, quando si è convinti di non essere all’altezza e crediamo di essere quel casino che abbiamo nella testa. Quelle convinzioni radicate che arrivano come una valanga di cattivi ricordi ad infestarti il cervello, finché, con un po’ di pazienza, qualcuno non si avvicina a te e ti tende la mano. E poi, come Gioia, cresciamo e capiamo che anche questi momenti sono preziosi perché sono la somma di noi stessi.

Inside out 2 non inventa nulla ma esplora un terreno rigoglioso di potenzialità, si spera, anche per il futuro.

​Di Simona Rurale

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