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KAFKA A TEHERAN

RECENSIONE

KAFKA A TEHERAN

Una città che si sveglia all’alba, pronta ad essere vissuta dai suoi cittadini. Ma quella città è vittima di un regime che nella quotidianità inferisce contro chi vuole vivere nel proprio Paese: l’Iran.
La città ripresa dall’alto mentre il sole sorge è ovviamente Teheran, pronta ad essere vissuta nella repressione che ogni giorno donne e uomini iraniani subiscono.
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​Ali Asgari e Alireza Khatami mettono in scena momenti in cui il regime si mostra nella vita comune, lo fanno senza mai muovere la macchina da presa, che resta fissa e chiude i personaggi all’interno di un’inquadratura, così come il regime chiude l’essere umano all’interno di limiti imposti.
Ma in campo le figure di potere (anch’esse soggiogate dal governo) non entrano mai, le uniche persone che vediamo sono le vittime del sistema iraniano. Vittime che crescono anagraficamente storia dopo storia: si parte dalla nascita, con il piccolo David che non può avere quel nome perché occidentale, arrivando alla morte di un patriarca iraniano mentre i palazzi di Teheran crollano.

Picture
La pellicola di Agari e Khatami è lucida, ben strutturata e intelligente, perché un regime non si nota soltanto nei momenti più estremi ed evidenti. Il male della repressione è nella quotidianità, nelle attività più semplici: scegliere i propri indumenti per andare a scuola, farsi accompagnare da un ragazzo in moto a lezione, possedere un cagnolino da compagnia.

​Kafka a Teheran, pur rischiando di essere ripetitivo, riesce a colpire nel segno, riesce a mostrare cosa significa essere iraniano e iraniana, lo fa senza nascondersi e sbattendo la realtà in faccia allo spettatore, non c’è tempo per tergiversare ma bisogna arrivare subito al punto. I due registi lo sanno e creano un’insieme di storie che ricordano il cinema di Roy Andersson, anche nell’utilizzo dell’ironia nera, ma a differenza del regista svedese, l’ironia (paradossale e catastrofica) in Kafka a Teheran è creata dal governo iraniano e non dalla penna dei due registi.

​Di Saverio Lunare

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