LA BOCCA DELL'ANIMA
Riferendosi al capolavoro del 1963 di Brunello Rondi “Il demonio” il critico Fabrizio Fogliato ha instaurato la terza via (mancata) del cinema italiano. Quella direzione che alcune pellicole hanno intercettato fondendo il neorealismo e il cinema horror; due degli stili cinematografici apparentemente più distanti, ma che uniti creano delle opere spesso eccezionali e ricche di suggestioni.
Vedere nel 2024 un film autoprodotto, realizzato da un giovane regista italiano, che mantiene sempre una fattura ottima, capace di rifarsi a quel cinema e di riprendere quella via mancata citata da Fogliato, riuscendo ad inserire idee originali e coerenti con la modernità, è una gioia per gli occhi e per chi ama questo modo di fare cinema.
Quando il reduce di guerra Giovanni Velasques (Maziar Firouzi) torna dal fronte nel suo pesino natale, situato tra le montagne sicule, soffre per un grande male che lo attanaglia. Per liberarsi di questa sofferenza decide di rivolgersi a Zi’ Mariannina (Serena Barone), una maciara che lo inizia alla magia popolare. Il suo male è causato da Eric, lo spirito di un compagno di guerra caduto che si è impossessato del suo corpo.
Vedere nel 2024 un film autoprodotto, realizzato da un giovane regista italiano, che mantiene sempre una fattura ottima, capace di rifarsi a quel cinema e di riprendere quella via mancata citata da Fogliato, riuscendo ad inserire idee originali e coerenti con la modernità, è una gioia per gli occhi e per chi ama questo modo di fare cinema.
Quando il reduce di guerra Giovanni Velasques (Maziar Firouzi) torna dal fronte nel suo pesino natale, situato tra le montagne sicule, soffre per un grande male che lo attanaglia. Per liberarsi di questa sofferenza decide di rivolgersi a Zi’ Mariannina (Serena Barone), una maciara che lo inizia alla magia popolare. Il suo male è causato da Eric, lo spirito di un compagno di guerra caduto che si è impossessato del suo corpo.
La pellicola diretta da Giuseppe Carleo (al suo esordio) colpisce non soltanto per una qualità sorprendente per un film autoprodotto, ma per delle intuizioni narrative e registiche mirate, una su tutte: il montaggio alternato tra un battesimo (dunque una funzione religiosa compresa ed accettata dalla società) e una fattura fatta da Giovanni. Quanta differenze c’è tra un rito magico e uno religioso? Tra chi fruisce del proprio potere per controllare gli avvenimenti (in questo caso Giovanni) e chi per influenzare il pensiero del popolo attraverso funzioni, omelie, discorsi e riti (il prete del paese).
Perché La bocca dell’anima è un film non soltanto antropologico (quindi derivativo dal cinema post-De Martino di Luigi Di Gianni e Cecilia Mangini) ma è anche profondamente legato ad un tipico racconto cinematografico, con l’arrivo del protagonista, la sua crescita, la sua decaduta, i suoi rapporti sociali (con antagonisti e co-protagonisti) e infine una rivelazione capace di legare il passato alla modernità, esaltando una pellicola già convincente di suo.
La bocca dell’anima è il cinema che il nostro Paese deve fare, soprattutto se realizzato da registi giovani e preparati. Con tutte le limitazioni della distribuzione italiana attuale La bocca dell’anima è in sala dal 26 settembre e va sostenuto il più possibile.
Di Saverio Lunare
Perché La bocca dell’anima è un film non soltanto antropologico (quindi derivativo dal cinema post-De Martino di Luigi Di Gianni e Cecilia Mangini) ma è anche profondamente legato ad un tipico racconto cinematografico, con l’arrivo del protagonista, la sua crescita, la sua decaduta, i suoi rapporti sociali (con antagonisti e co-protagonisti) e infine una rivelazione capace di legare il passato alla modernità, esaltando una pellicola già convincente di suo.
La bocca dell’anima è il cinema che il nostro Paese deve fare, soprattutto se realizzato da registi giovani e preparati. Con tutte le limitazioni della distribuzione italiana attuale La bocca dell’anima è in sala dal 26 settembre e va sostenuto il più possibile.
Di Saverio Lunare